GUARDIANS OF THE GALAXY VOL. 2 - Sempre la stessa musica (però bella)

Nell’ormai lontano 1969 Marvel Comics pubblicava il diciottesimo numero di “Marvel Super-Heroes” nel quale fece la sua prima apparizione un gruppo che sarebbe stato lasciato in disparte per decenni: i Guardiani della Galassia (nella prima veste di supereroi dell’anno 3001).



Ma questa era solo la prima formazione, che ben poco aveva a che spartire col ben più noto supergruppo.
Per trovare la prima collana Marvel composto circa come quello del grande schermo, dobbiamo saltare fino al 2008, quando i Guardiani della Galassia esplosero sulle pagine dei fumetti, in pompa magna e con un ampio successo.




Intanto però al cinema eravamo ancora ai tempi dei primi eroi Marvel, e nessuno certamente si aspettava l’approdo di Groot e di Rocket Raccoon, né tantomeno di Star-Lord, sul grande schermo.

E invece, contro ogni aspettativa, il film, il primo, è arrivato. E allo stesso modo, contro ogni pronostico, è stato un successo di critica oltre che di pubblico.
Non sembrava possibile che un film che sulla carta aveva tutto per essere un flop potesse innalzare di un po’ l’asticella della qualità dei cinecomics: il regista non aveva produzioni di successo alle spalle, molti dubbi circolavano sulle doti del cast, la musica fin troppo potente avrebbe potuto essere un malus anziché un bonus per il film, le eccessive battute avrebbero potuto affossarne il giudizio.

Tuttavia, nonostante le premesse, il primo “Guardians of the Galaxy” divenne un nuovo punto di riferimento, fra space opera e ironia sul mondo dei supereroi, fra scelte di regia, di fotografia e di colonna sonora, a cui vanno aggiunti sceneggiatura e attori. Tutto questo diede alla luce uno dei migliori blockbuster degli ultimi anni, un film che come pochi ha saputo bilanciare sentimento e divertimento.
Il Volume 2 sarà stato all’altezza?
Ni.
Vediamo nel dettaglio perché.

Una premessa: nonostante il film sia uscito già da un po', sarò buono e non inserirò spoiler. Per stavolta.



Le musiche, anche se forse dovremmo parlare di canzoni, sono belle, davvero. Il problema è che non sono d’impatto quanto quelle del film precedente, tant’è che ancora oggi “Cherry Bomb” e “Hooked on a Feeling” del primo “Guardians of the Galaxy” mi rimbombano nelle orecchie, mentre nessuna delle canzoni del Vol. 2 mi è rimasta in mente.
La regia di James Gunn oscilla sempre fra l’essere una regia “base” e il mostrare un estro non comune e portato talvolta agli estremi, come ricorda chi ha visto il film, per esempio nella scena spassosissima in cui un paio di personaggi si ritrovano a volare a velocità troppo elevata.
Allo stesso modo si mantiene sullo stesso livello, fumettosissima e spettacolare, la fotografia, che ha trovato in Henry Braham un degno sostituto del precedente Ben Davis: i colori sono caldi, accesi, eccessivi, forti, degni di sorreggere le scelte di regia e di trama di Gunn.
A proposito di trama, parliamo appunto della sceneggiatura, scritta dal regista stesso, partendo dallo sviluppo dei personaggi.

Come per il primo film, Gunn ha saputo dosare in ogni minimo dettaglio la presenza dei protagonisti, che siano Chris Pratt/Star-Lord o Vin Diesel/Groot, fino a Karen Gillian/Nebula, rendendo giustizia a ciascuno di loro. Ha dato al gruppo dei Guardiani il giusto approfondimento, sfornando per esempio alcune brevi scene con protagonista Dave Bautista/Drax in cui tutta l’umanità del personaggio spunta oltre la sua massa di muscoli. E non solo Drax o il di nuovo giovane Groot hanno beneficiato del “trattamento Gunn”, ma anche altri personaggi che nel primo episodio erano comprimari o poco più; di questi, uno in particolare si rende protagonista di una delle scene più toccanti della Fase 3 del Marvel Cinematic Universe, se non di tutto l’MCU in generale. Chi ha già visto il film sa di cosa stiamo parlando (una lacrimuccia è scesa a molti).



E non c’è solo approfondimento di vecchi personaggi in questo Vol. 2: fra antagonisti e comprimari, sono tre le entrate di grosso calibro. Abbiamo Pom Klementieff nei panni dell’aliena empatica Mantis, fulcro di alcune scene importanti nel dipanarsi degli eventi; c’è poi Elizabeth Debicki/Ayesha, interamente dipinta d’oro e signora di un antico culto dedito alla purezza della razza.
Ma soprattutto c’è l’immarcescibile Kurt Russell, qui a interpretare nientemeno che Ego, il papà del nostro Star-Lord (come si sapeva fin dalle prime dichiarazioni); un padre che, alla fine dei conti, risulterà alquanto particolare, come già dal nome avrà intuito chi conosce almeno un poco i fumetti Marvel.



Ahinoi, sia nel caso di Ego, sia nel caso di Ayesha (e in parte anche per Mantis), la sceneggiatura e lo screen time non giocano a loro favore, lasciando loro lo spazio a malapena necessario per essere introdotti, dare alcune delucidazioni e fare il loro rapido corso nella storia. Una storia che si svolge secondo degli schemi forse fin troppo classici, con una partenza che riprende pari pari alcuni elementi del primo film, anche andando contro all’evoluzione che i personaggi (il procione perde il pelo ma non il vizio, eh?). Allo stesso modo la fine è abbastanza telefonata, attingendo a un’intera storia cinematografica fatta di colpi di scena ovvi e spesso abusati, se facciamo eccezione dell’emozionante scena a cui abbiamo accennato prima, che però a sua volta si rifà a quella che aveva per protagonista Groot. 
In più, oltre a questa sceneggiatura e a questa regia solide ma spesso limitate, a molti potrebbe far storcere il naso l’ironia, se non vera e propria comicità, che molto più spesso rispetto al primo “Guardians of the Galaxy” si presenta a chiedere il conto. Un esempio su tutti: come vi immaginate uno dei Guardiani della Galassia mentre elogia le proprie feci? Certo, questo breve interludio “da bagno” dovrebbe mettere la parola fine al discorso se alla Disney/Marvel tengano al guinzaglio i registi, se James Gunn (regista in principio della casa produttrice indipendente Troma) ha potuto spingersi là dove nessun uomo era mai arrivato prima, almeno nei cinecomics. Addirittura si potrebbe dire che queste scene così terra terra potrebbero non essere altro che un umile tentativo di dare un tocco di realismo e sfatare il mito vecchio e usurato dell’eroe “senza macchia” (ogni battuta non è voluta). Come che sia, la possibilità che a lungo andare si tocchi il punto di non ritorno nel gradimento del pubblico, sia per questo film, sia in generale per il genere, è alta.
Ma torniamo al nostro Vol. 2 e a uno dei punti più forti della pellicola; se infatti il film rischia di scricchiolare nella trama o a causa delle eccessive battute, sicuramente i pilastri sono i suoi attori.
Certo, danno una prova nella media sia Debicki/Ayesha, sia Klementieff/Mantis, così come Kurt Russell vive più che altro di rendita per la propria fama che non grazie a una prova eccelsa; ma tutto il resto del cast è ben oltre la sufficienza. Chris Pratt è sempre più lo scapestrato Star-Lord, con una immedesimazione che ricorda pericolosamente quella di Robert Downey Jr./Iron Man; Zoe Saldana è una perfetta e algida Gamora, così come la sua antagonista e sorellastra Karen Gillian/Nebula è oramai calata nella parte. Per quanto solo col doppiaggio, anche Vin Diesel e Bradley Cooper hanno definitivamente
trovato il loro posto fra i supereroi grazie a Groot e Rocket. Dave Bautista aiuta poi a mantenere alto il livello, col suo Drax collerico quanto umano.

La menzione d’onore spetta però a due attori in particolare. Il primo è Sean Gunn, fratello del regista, che come nel primo film riveste il doppio ruolo di Rocket (per quanto riguarda i movimenti e le espressioni) e di scagnozzo di Yondu. Il secondo è proprio Michael Rooker/Yondu Udonta, attore feticcio di Gunn e qui uno dei personaggi migliori del film.



Dunque, stando così le cose, cosa potremmo dire di “Guardians of the Galaxy Vol. 2”? Lo consigliamo o meno? E’ meglio del primo? Che voto gli daremmo?
E’ consigliato? Sì se avete amato il primo film, sì se avete voglia di divertirvi, sì se amate i fast food. No se al primo film avete dato un giudizio da 8 in giù, no se pensate troppe battute facciano male al genere.
E’ meglio del primo? E’ la famosa domanda da un milione di dollari; ad alcuni può essere piaciuto quanto il primo, ad altri di meno, ma è difficile dire che possa anche solo eguagliare il predecessore.
Che voto gli daremmo? All’incirca un 7/10, voto dovuto in gran parte alle prove attoriali.


P.S.: potremmo terminare con l’elenco degli innumerevoli easter egg o apparizioni di personaggi che qua e là fanno capolino, o ancora con la lista di cameo (e no, non c’è solo quello spassosissimo di Stan Lee), ma non lo faremo, vi basti solo sapere che in alcune di queste scene e frammenti di scene si nasconde il futuro del Marvel Cinematic Universe, un futuro che affonda le sue radici negli anni ’60, magari proprio in quella prima comparsa dei primi Guardiani della Galassia.




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Articolo di Simone Barbieri

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