EXPATS - Recensione della miniserie


SPOILER ALERT: VI CONSIGLIAMO DI LEGGERE LA RECENSIONE SOLTANTO SE AVETE VISTO LA SERIE!!!

    ----------------------------

Come spesso succede nel panorama seriale contemporaneo, vi sono dei titoli che vengono persi nell'etere, anche per il fatto che il grande pubblico preferisce serie di punta e nuove tendenze. Noi di Lost in a Flashforward cerchiamo sempre di puntare i riflettori su titoli più o meno conosciuti, dando spazio soprattutto a quelle serie che sono state viste poco, vuoi per abbondanza di titoli da guardare, vuoi per la natura di per se' particolare di certi prodotti. Senza dubbio Expats, miniserie di Prime Video creata da Lulu Wang (The Farewell) e tratta dall'omonimo romanzo di Janice Y.K. Lee, rientra nel gruppo di quelle serie che hanno un atmosfera particolare già dai primi istanti e, se da una parte emergono dei difetti, che possono essere tali a seconda della percezione personale, dall'altra siamo di fronte a un opera complessa e molto profonda, che abbraccia temi maturi e li affronta scavando letteralmente nell'anima dei suoi personaggi.

"Not a moment goes by where I'm not thinking about what I've done. Not a moment goes by where I'm not thinking about you. I had hoped for a specific event. An unimaginable act of kindness. A forgiveness that would reset everything. That would give me permission to start living again. But there is no miracle that can reset everything. You must hold the pain and keep on living. The pain becomes a part of you. And soon you can't recognize yourself without it. More than anything, I wish that, at some point in the future, you might be happy. That you might find yourself forgetting the pain once in a while."

La miniserie, composta da sei episodi, racconta una storia ambientata nella Hong Kong del 2014, periodo in cui ci fu la famosa Rivoluzione degli ombrelli, dove migliaia di cittadini protestarono per circa 80 giorni al fine di ottenere il suffragio universale, evento che nella serie viene relazionato alle vicende dei singoli personaggi. Con un comparto tecnico eccellente, fra una regia lenta e dettagliata e delle inquadrature di varie zone di Hong Kong, che diventano anch'esse vive e pulsanti, come se fossero protagoniste del racconto, la storia si muove attraverso la vicenda di tre protagoniste, le quali hanno in comune l'essere espatriate dai loro paesi di origine (condizione che diventa quasi una metafora dell'essere senza una meta vera nella propria esistenza) e il fatto di aver vissuto eventi dolorosi, che hanno rimesso in discussione tutto ciò che pensavano di sapere sul proprio futuro. Ciò porta la serie ad avere un ritmo particolarmente lento, elemento che può risultare respingente, ma che è giustificato all'interno di una storia il cui scopo non è raccontare il dolore e la sua risoluzione, bensì parlare di quello che il dolore provoca in una persona e di come si reagisce ad esso, portando a una diversificazione del racconto sulle tre protagoniste, ma anche sui personaggi secondari, con interpretazioni di grandissimo livello. Le tre protagoniste della storia sono Margaret (Nicole Kidman), una donna americana benestante, felicemente sposata con Clarke (Brian Tee) e madre di tre figli, la quale vivrà una straziante tragedia con la misteriosa scomparsa del figlio più piccolo, Hilary (Sarayu Blue), donna di origini indiane, la quale, fra l'infedeltà del marito (Jack Huston), problemi con la propria famiglia e il suo sogno di diventare madre, rappresenta un'interessante anello di congiunzione fra le varie vicende, e Mercy (Ji-young Yoo), una giovane studentessa coreana-americana che ha un difficile rapporto con la madre e vede la propria vicenda collegarsi sia con quella di Hilary che con quella di Margaret, con uno sviluppo inizialmente poco centrato, ma che diventa fondamentale sul finale. Nel mezzo abbiamo anche uno scorcio su Essie (Ruby Ruiz) e Puri (Amelyn Pardenilla), le cameriere di Margaret e Hilary, le quali hanno persino un episodio dedicato (il quinto, di circa cento minuti di durata), il cui ruolo viene caratterizzato in maniera affascinante, andando anche oltre l'essere delle semplici domestiche personali, una cosa non proprio scontata. E con un finale che chiude la storia dal punto di vista concettuale e apre uno spiraglio per il futuro delle protagoniste, dando anche modo allo spettatore di dare una propria interpretazione, Expats si rivela essere una particolarissima miniserie, ma che nel complesso funziona molto bene. Merita assolutamente una visione.

Continuate a seguirci!

Un saluto alle affiliate
FuoriDiSerie -gruppo di Serie TV Concept-

Non perdere neanche una notizia! Seguici sulla pagina Facebook o sul nostro Gruppo.

SEGUITECI ANCHE SU INSTAGRAMTUMBLR, THREADS E BLUESKY!

ASCOLTATE IL NOSTRO PODCAST SU SPOTIFY, YOUTUBE E SPREAKER!

SIAMO ANCHE SU LETTERBOXD!

Condividi su Google Plus

Articolo di Ada Bowman

0 commenti: