DAREDEVIL: OLTRE L’EROE, L’UOMO. Prime impressioni sulla seconda stagione (SPOILER ALERT)

Dopo un binge watching in meno di 48 ore (più altre 24 per assorbire il colpo dell’attesa di un altro anno, da brava ingorda), credo sia il momento di fare un primo bilancio a caldo su questa incredibile seconda stagione prima di lanciarci nella recensione dei singoli episodi.
Una stagione se possibile anche superiore alla precedente, che ne mantiene lo stile ed i toni ma ne diversifica i ritmi, che diventano immediatamente serrati e veloci. Una stagione molto più violenta. Possiamo dividerla per semplificarne l’analisi in più blocchi.

Il primo, costituito dai primi quattro episodi, sviluppa la storyline legata a The punisher, splendidamente interpretato da Jon Bernthal. Fanno da sfondo alle vicende di Frank Castle una ridefinizione dei rapporti del trio composto da Matt, Karen e Foggy: se nella stagione precedente abbiamo lasciato Foggy con un principio di coinvolgimento sentimentale per Karen (attratta invece da Matt), vediamo sin dall’inizio della seconda un avvicinamento e una crescente tensione sessuale tra Karen e lo stesso Matt, che sembra quasi voler uscire dall’impenetrabile muro che lo separa dagli altri. 
Notevoli in questo le sequenze del biliardo nel primo episodio o l’intensissima scena sotto la pioggia sul finire del quarto episodio.
Con la cattura di Frank Castle attribuita alla polizia si chiude il primo blocco, ma non la sottotrama legata a The Punisher, che continuerà grazie alla caparbietà di Karen ed al supporto del sig. Ellison, il capo di Ben Urich al New York Bulletin, e che permetterà un importante sviluppo del personaggio della stessa Karen (che staremo a vedere se prenderà o meno la stessa direzione e background del personaggio come scritto da Miller).
In questa prima parte ci si immerge con velocità all’interno delle vicende, sicuramente è meno “lenta” della prima parte della prima stagione, ma anche meno “intimista”. 
Si è scelto quindi un diverso regime di scrittura, molta azione e grandi scene di combattimento. I personaggi però restano più in superficie e manca forse quel crescendo di pathos che invece aveva caratterizzato la stagione precedente, pathos che aveva portato solo alla fine del terzo episodio all’introduzione di Wilson Fisk come villain. Invece qui un villain non c’è.

Una seconda fase è rappresentata dall’ingresso del magnifico personaggio di Elektra, un tuffo nel passato di Matt e suo grande amore ai tempi del college. Elektra è un personaggio iconico nell’universo Marvel, ed è interpretata in questa produzione dalla splendida Élodie Yung. La trentacinquenne attrice francese, aiutata probabilmente dalla sua esperienza decennale nella pratica di arti marziali, ci regala una bellissima versione del suo personaggio, molto fisica e “selvaggia”, che esalta ancora di più il contrasto psicologico con il protagonista.

E’ in questa fase della stagione che entriamo a mio avviso ad un livello superiore. Con l’ingresso di Elektra si apre l’altra sottotrama fondamentale, che si sviluppa in forma complessa con la rivelazione della donna come ex allieva di Stick, aprendo quindi molti livelli di flashback e confluendo poi nella storyline portante della stagione, cioè l’introduzione della setta La Mano. Se da un lato l’assenza di un villain in contrapposizione a Devil si fa sentire e costituisce forse la maggiore debolezza di scrittura (soprattutto se lo si contronta al incredibile Vincent D’Onofrio), dall’altro la presenza di due “antieroi” quali The Punisher ed Elektra permette di lasciare la superficie del personaggio di Matt Murdock ed approfondire quello che personalmente trovo l’aspetto più coinvolgente nelle storie sugli eroi, cioè il loro conflitto interiore.

“Cosa vuol dire essere un eroe?” scrive Karen nel suo pezzo per il New York Bulletin alla fine della stagione, e la stessa domanda continua a farsi Matt, che guidato dalla sua morale fortemente cattolica e la sua determinazione nel non uccidere, si scontra con il senso di giustizia e di vendetta del Punitore, guidato da un suo, se pur discutibile, codice morale (poteva forse in questo senso esser migliore la scrittura del loro dialogo sul tetto nel terzo episodio), e soprattutto con l’istinto animale di Elektra, che si sente viva nel sentire la vita degli altri nelle proprie mani, nel sapere di poter togliere una vita senza doverne dar conto, soprattutto a sé stessa. Un istinto animale inammissibile per la morale cattolica di Matt, ma nello stesso tempo calamita incredibile per il suo io profondo, per la sua parte più oscura. Elektra tiene Daredevil in bilico tra istinto e fede, tra ragione e passione. Quel senso quasi di redenzione e di sacrificio che guida Matt Murdock nel proteggere la sua città ed Hell’s Kitchen si contrappone a quell’oscurità che sia The Punisher che Elektra lo spingono, ognuno a suo modo, ad attraversare.

 Un limite che una volta oltrepassato non ti permette di tornare indietro, come ammonisce Frank. In questo senso a mio avviso va letto il dialogo tra Elektra e Matt prima di affrontare la battaglia finale: non una dichiarazione d’amore ma una voglia di lasciarsi andare a quel lato di sé che costantemente trattiene e reprime, quell’istinto che sente essere accettato solo dalla donna che ha di fronte. Non mi riferisco all’omicidio, ma alla stessa attività di giustiziere, nascosta a Karen e ostacolata da Foggy. In quest’ottica vediamo la sfaccettatura egoistica di Daredevil, giustiziere non tanto per aiutare il prossimo ma per sentirsi vivo, per sentirsi vero. Ma in lui queste due parti continuano a convivere, e l’una non può annullare l’altra. 
Oltre l’eroe l’uomo, l’uomo che crede in Dio e che in Dio cerca risposte. 
L’uomo deluso dalla legge che si domanda quale sia la strada corretta per avere giustizia.
L’uomo che trova la sua gratificazione e la sua realizzazione nel suo istinto di giustiziere. 
L’uomo tentato dall’oscurità. 
L’uomo stanco di vivere nella menzogna circondato dai suoi muri, e che decide di mettersi in gioco rischiando e rivelando alla donna che ama chi è veramente.
Personaggio complesso e multisfaccettato quindi, che forse poteva essere meglio approfondito in una stagione che ha preferito la velocità, l’azione e l’introduzione di tantissimi elementi narrativi, ma che comunque resta ben delineato e splendidamente interpretato da un meraviglioso Charlie Cox. 

Ultime considerazioni prima di concludere.

La dinamica Matt, Elektra e Stick ed i loro dialoghi sono davvero ben scritti e recitati, e ci regalano splendidi momenti. La confidenza che trapela dal vecchio Stick nel rivolgersi con nomignoli verso i sue due “pupilli” (anche mentre li vuole far secchi!) rivela tutto un passato non raccontato nei flaskback ma perfettamente percepito dallo spettatore. 


Ottima scrittura anche per il personaggio di Foggy, sempre borderline tra l’essere un imbranato ed un genio forense, saggio e nello stesso tempo fuori contesto, spalla perfetta al personaggio di Murdock, bilanciamento morale e bussola ma anche amico deludente nel non supportarlo nella sua missione. Claire non a caso rimarca come la sua sia una presenza importante nella vita di Matt.


Claire, la bellissima Rosario Dawson dall’ottima performance, ci regala un piccolo “crossover” con Jessica Jones (insieme ad una sequenza successiva di Carrie-Anne Moss/ Jeri Hogarth) alludendo a Luke Cage. Perché noi che amiamo l’universo Marvel sappiamo che tutto è collegato e che tutto è estremamente coerente.


Le scene di lotta restano le più belle viste nelle serie tv. Ogni personaggio ha il suo stile, nell’azione, nella difesa, nella sconfitta. Chapeau.


Il sonoro continua ad essere magnifico, quasi teatrale. Accompagna meravigliosamente lo spettatore nel concetto di percezione sensoriale accentuata che permette a Matt Murdock di essere Daredevil. Solo per questo motivo da vedere assolutamente in originale.


Charlie Cox. Dico solo Charlie Cox, poi metteteci dentro quello che volete, ma è incredibile.(scusate se fangirlo un po'... )



Ultimo ma non ultimo, la grande sorpresa, il ritorno di Wilson Fisk, aka Vincent D'Onofrio.
Nulla era trapelato sulla sua presenza anche in questa stagione, che sembrava non avere veri e propri villain (e forse in questo sta la sua debolezza). In una recente intervista su ew l’attore ci ha rivelato che aveva sempre saputo anche se non conosceva i dettagli della sceneggiatura, ma si è cercato di mantenere la massima riservatezza (a quanto pare ha dovuto sempre girare in pubblico con il cappello in quei giorni per nascondere la testa rasata e non far nascere sospetti).

La stagione si chiude con un doppio cliffhanger (da cui si deduce una terza stagione già decisa vista la politica netflix di richiedere contrattualmente stagioni conclusive alle produzioni esterne che distribuisce in streaming), la rivelazione di Matt a Karen sulla sua identità, e soprattutto il trafugamento del corpo di Elektra da parte della Mano. 
Tutto lascia quindi presagire una grande terza stagione, che forse riuscirà con il ritorno a pieno titolo di Kingpin a sopperire quelle che sono state le carenze di questa, che si pone a mio avviso sicuramente ad altissimi livelli, ma che avendo dovuto introdurre tantissimi elementi narrativi nell’arco di soli tredici episodi ha sicuramente sofferto di alcuni squilibri strutturali (anche se non dobbiamo dimenticare che si tratta di una serie nata per il binge watching, per cui quest’aspetto resta probabilmente meno rilevante che in una serie standard).

Nel rimandare tutti gli approfondimenti alle recensioni puntuali dei singoli episodi, non mi resta che salutarvi e augurarvi tanti buoni rewatch nell’attesa della (lontanissima) terza stagione.

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Scritto da IlRiccio

2 commenti:

MiKyCaRtEr84 ha detto...

Sempre assolutamente d'accordo con te, su tutto.
Amato ogni minuto passato insieme a Matt e compagni malgrado io, empiricamente, sia molto più affine al pensiero di Frank Castle. Certa feccia davvero non merita di continuare a respirare tant'è che il mio folle innamoramento è avvenuto esattamente nel momento in cui Frank uccide il commesso del negozio di pegni. Lì ho capito che l'unico modo per farmelo 'andare in disgrazia' sarebbe stato uccidere Matt.
Stagione meravigliosa, serie meravigliosa, piattaforma senza pari... Egnente... Hanno un anno per creare la terza stagione perfetta e sono certa che ce la faranno.

IlRiccio ha detto...

Grazie Micky! <3
Eh, gli showrunners lo avevano preannunciato: The Punisher come antieroe avrebbe comunque attirato il pubblico verso le sue ragioni e la sua morale (la scena con il vecchio ricettatore ne è l'esempio). E' vero che il materiale comics da cui attingono è già perfetto, e che l'universo Marvel è costellato da personaggi meravigliosi, ma c'è anche una bella capacità degli scrittori di creare queste empatie a volte anche contraddittorie (vale per il punitore e Matt, ma vale anche per i personaggi femminili). E, ovviamente, davvero ottimi attori.