PRISON BREAK - Recensione dell'episodio 5x09 "Behind the Eyes" (SEASON FINALE)





Il viaggio è giunto al termine. Prison Break: Resurrection si è concluso e, stando a quanto annunciato dal co-produttore stesso, non dobbiamo aspettarci un eventuale seguito. Nel corso di questo a tratti incredibile e a tratti discutibile revival siamo stati indubbiamente protagonisti di un cocktail di emozioni, un turbine che ha culminato in un finale di stagione all'altezza delle aspettative, soprattutto per chi temeva un cliffhanger a tradimento, ma non adeguatamente confezionato, lasciando insoddisfatti coloro i quali speravano che i nodi si sarebbero sciolti in maniera non approssimativa.

Si è trattato di un happy ending, Nessuno (Outis/Michael) ha fatto ritorno a casa ed è riuscito a riprendersi la sua vita, sua moglie e suo figlio. Un lieto fine che è tuttavia costato una perdita inaspettata, la dipartita di un personaggio che a questa stagione ha dato tanto e che ci aiuta a prendere in considerazione il fatto che gli autori non abbiano avuto effettivamente intenzione di speculare su una sesta stagione. L'idea, afferma Paul Scheuring, era quella di produrre un film in nove parti, una vera e propria limited run all'interno della quale Scheuring e compagnia hanno potuto sviluppare un segmento narrativo egli aveva in mente da anni, al quale non è prevista e nemmeno necessaria alcuna aggiunta. “[...] Adesso sento che va bene” ammette Scheuring, aggiungendo che in un finale alternativo Sara avrebbe detto a Michael “va tutto bene ora, non devi più guardarti le spalle”. Un messaggio conclusivo che alla fine si è riusciti a rendere ugualmente mostrando un Michael soddisfatto osservare la sua famiglia unita e felice.

La famiglia è il grande topic che, insieme alla libertà, caratterizza questa quinta stagione. In Progeny, il penultimo episodio, eravamo rimasti in sospeso con un Lincoln morente e un Michael e figlio sotto tiro. Behind the Eyes si apre invece su un momento antecedente a quello in cui Michael irrompe in casa Ness per portare in salvo il piccolo Mike. Nel seminterrato dell'abitazione vediamo Jacob perdere le staffe con Sara e venire messo in discussione dal suo fidato esecutore Van Gogh. Da qualche episodio si intuiva tempesta nel rapporto tra Van ed Emily (A&W) ma era difficile accettare l'eventualità che la loro storyline sarebbe finita in tragedia. Nel momento presente in cui A&W sta per giustiziare Michael e figlio, Van Gogh interviene ribadendo alla compagna la possibilità di abbandonare tutto e sparire per sempre. Decisamente più ligia al proprio dovere, Emily spara a Van prima di venire colpita a sua volta da Sara, la quale fugge insieme a Michael, ma assiste in prima persona al rapimento del figlio per mano di Jacob.


Michael e Sara trovano poi Lincoln morente all'interno della propria auto. Eravamo infatti rimasti con Luca Abruzzi, figlio di John, il quale aveva ottenuto la sua vendetta su Burrows sparandogli a distanza ravvicinata. Miracolosamente (troppo miracolosamente) Lincoln è ancora vivo e viene ricoverato immediatamente in ospedale, dove riescono a stabilizzarlo. Michael è ancora conosciuto in territorio statunitense come Kaniel Outis, quindi è obbligato a lasciare l'edificio prima che qualcuno lo riconosca e procedere nel suo misterioso piano per sconfiggere Poseidone. Assistiamo finalmente all'incontro tra Michael, Sara e Thedore Bagwell, accompagnato dal riscoperto figlio Whip. T-Bag e Whip consegnano il barattolo di sangue a Michael e questi spiega a Bagwell il suo ruolo in tutta la faccenda. T-Bag deve infatti fare quello che Michael non sente e non crede di riuscire a fare: togliere la vita a Poseidone.

Nel mentre, Jacob accompagna il piccolo Mike nel suo studio e manipola il piccolo rifilandogli una versione errata della situazione. Secondo le parole dell'uomo, infatti, Sara sarebbe morta per mano del terrorista che finge di essere il padre del bambino. Michael Scofield sarebbe morto sette anni fa e quest'impostore avrebbe tutta l'intenzione di fare del male a Mike per ferire Jacob stesso. Mike stenta a credere alle parole dell'uomo, ma egli riesce a strumentalizzare caparbiamente una telefonata di Michael e a convincere il bambino a temere la figura del suo vero padre e a vederlo invece come un nemico. Michael resta evidentemente ferito nel momento in cui il figlio lo invita a lasciare stare suo “padre”, ovvero Jacob. Sara, tuttavia, gli ricorda l'abilità di Poseidone di manovrare le menti altrui e di non lasciare che questo lo distragga dal loro piano.

Stiamo parlando di un season finale incompleto sotto troppi punti di vista, ma generoso verso altri. Uno di questi è certamente il significato che si cela dietro i nuovi tatuaggi di Michael. In Progeny abbiamo visto come Thoreau sta cercando di decriptare le informazioni nascoste dietro i tatuaggi e, grazie a ciò che è riuscito a comprendere fino ad ora, Jacob e A&W si recano allo zoo, convinti di poter scovare Scofield e compagnia.
Michael si trova invece all'università, intenzionato a infiltrarsi nella base di Poseidone. A questo punto ci viene palesato uno dei significati del titolo del nono episodio, ma anche ciò che significavano alcuni dei misteriosi simboli dipinti sulle sue mani. Unendole sopra il volto, infatti, il risultato finale è la ricostruzione fedele della fisionomia di Jacob Ness. In questo modo, Michael è in grado di oltrepassare le misure di sicurezza e a introdursi nella tana del nemico. Ciò che intende fare a questo punto non è ancora del tutto chiaro, ma lo scopriremo più avanti.


Sara deve occuparsi di Lincoln, ma scopre che l'uomo ha lasciato l'ospedale di sua spontanea volontà. Lincoln si è in realtà diretto da Luca Abruzzi per risolvere una volta per tutte i conti in sospeso e cerca un ultima volta di convincere il criminale a dimenticarsi del suo debito. Luca Abruzzi è pronto a replicare il tentativo di omicidio, ma si sentono delle sirene in lontananza e questa volta Lincoln ha chiamato dei veri poliziotti per arrestare il trafficante.
Ammiriamo il tentativo degli autori di aver dato pace al dramma di Lincoln, ma questo non ci aiuta a passare sopra ai numerosi passi indietro che il personaggio ha fatto da quella lontana quarta stagione. Per quanto verosimile sia la rottura con Sofia (così è la vita) non sono riusciti in alcun modo a giustificare il ritorno di Lincoln ad una vita dalla quale il fratello, presunto defunto, contava di averlo tirato fuori. Non c'è stata inoltre traccia di LJ, figlio di Lincoln, il quale in passato è stato fin troppo implicato negli eventi mentre adesso è completamente scomparso.

Tornando all'episodio, in ospedale Sara scopre che Van Gogh riversa in condizioni critiche e potrebbe non superare la notte. La donna raggiunge allora la camera dell'agente per farsi dare qualche informazione utile a ritrovare suo figlio. Intenzionato a essere lasciato morire, Van si limita a segnare un indirizzo su un pezzo di carta.

T-Bag e Whip portano intanto avanti la loro parte del piano. I due raggiungono una camera di motel in cui l'individuo che abbiamo conosciuto in abiti alla Elvis sta lavorando a un modellino in scala della strada in cui venne ucciso JFK. Neanche ora ci viene spiegato come finì l'incontro tra Elvis e gli uomini di Poseidone, ma possiamo supporre che egli sia fuggito in tempo o che, più semplicemente, abbiano pensato che lui fosse solo un poveretto che non aveva nulla a che fare con tutta quella storia. Non possiamo certo lasciare che ci passi inosservato questo buco narrativo di considerevoli dimensioni che fa compagnia ad altre approssimazioni e aspetti non spiegati nel corso della stagione a cui prima di terminare il nostro commento faremo ulteriore riferimento. Perlomeno, ci viene detto che Elvis è uno tra gli agenti della 21Void che sono stati aiutati nella fuga dalle peggiori prigioni sparse per il mondo. Blue Hawaii, questo lo pseudonimo dell'agente, ha un ruolo ben preciso nel piano di Michael, su cui torneremo a breve.


Il gruppo può dirsi nuovamente al completo. Whip, T-Bag, Michael e un Lincoln inspiegabilmente in piedi si danno appuntamento con Jacob in un grande magazzino abbandonato. È il momento della resa dei conti, Michael punta un'arma da fuoco contro Jacob ed è subito impasse, con il reciproco scacco al re di A&W e Whip, a sostegno dei rispettivi compagni. Il quinto elemento è T-Bag, presente al solo scopo di svolgere il compito per il quale Michael lo ha fatto uscire di prigione, gli ha donato una nuova mano e lo ha riunito al figlio. Quest'ultimo, Whip, ritenta una delle sue fatali improvvisazioni che nello Yemen lo ha portato a eliminare la minaccia di Abu Ramal. Ma questa volta la furia omicida dell'asso nella manica di Scofield non va a buon fine e, sotto le grida di un T-Bag che si vede scivolar via il barlume di felicità che gli era appena stato concesso, A&W riesce a sparare a Whip, uccidendolo. In un breve lasso di tempo T-Bag è su A&W e, con la forza di un padre che ha sotto mano l'assassino del figlio, le spezza il collo sul posto.
Al di là di una grande incongruenza nella storia di T-Bag, ovvero la presunta sterilità a cui Sara accennava sul finire della quarta stagione, crediamo che la tragicità da sempre attribuita al personaggio interpretato da Robert Knepper, forse il più completo tra i personaggi di Prison Break, sia qui adeguatamente rispettata. Se la perdita del figlio fosse accaduta a Michael non avremmo potuto accettarlo, mentre qualcosa ci ha sempre fatto credere che T-Bag fosse condannato a pagare per l'eternità i brutali atti commessi nel suo passato. Una sorta di maledizione che ha culminato con l'uccisione dell'unica vita che Bagwell era riuscito a creare anziché togliere.

Nel frattempo, Sara e Lincoln si recano all'università dove, secondo il messaggio lasciatole da Van Gogh, sarebbe tenuto in ostaggio il piccolo Mike. Superato l'ostacolo Thoreau, Sara può finalmente riunirsi al figlio.


Nel magazzino Jacob ha sotto tiro Michael, il quale tenta un'ultima (apparentemente) disperata fuga, che si rivela invece essere parte del piano che il protagonista ha da anni architettato. Grazie all'aiuto di Blue Hawaii, infatti, Michael ha ricreato la facciata della cascina dove Jacob aveva assassinato a sangue freddo Harlan Gaines, per poi far cadere la responsabilità dell'omicidio su Michael stesso. L'inganno di Poseidone gli si è ritorto contro e adesso Michael ha il materiale necessario per rimontare il video dell'assassinio di Gaines e colmare i frame mancanti che Jacob aveva rimosso. I due arrivano allo scontro finale al termine del quale Scofield ha la meglio. In quel momento arrivano gli agenti della CIA e Jacob prova a passare ancora una volta come la vittima della situazione, ma nella scena seguente assistiamo alla completa liberazione di Michael e addirittura a un tentativo da parte della CIA di arruolarlo ufficialmente tra le loro fila. Ma Michael non vuole saperne, ora che ha ottenuto, dopo tempo immemore, ciò per cui ha combattuto per quasi un quindicennio. Egli è libero e può finalmente riunirsi alla sua famiglia.

La scena dopo è infatti sorprendentemente solare. Michael e Lincoln assistono a pochi metri di distanza a Sara, Mike e Sheba che si godono una giornata di pace e normalità. Lincoln raggiunge le donne e Michael ha il tempo di pensare a ciò che ha perso e raccolto lungo il percorso. Certo ci sono alcune cose sulle quali avremmo voluto sapere qualcosa in più. La malattia di Michael è una delle principali, ma non l'ultima. Inspiegabilmente Michael sta bene e arrivati a questo punto non potevamo sperare di meglio. L'insoddisfacente finale di The Final Break è stato in qualche modo dimenticato, per quanto si sarebbe potuto fare ancora meglio.



La vera ciliegina sulla torta che ci aiuta a passare sopra alle approssimazioni e ai buchi narrativi, è la sorte toccata a ciò che resta di Poseidone, un uomo rinchiuso nella sua nuova cella a Fox River. Ma non poteva finire qui. Su lezioni Beccariane, Paul Scheuring stesso ha dichiarato come era impossibile lasciare un uomo come Jacob Ness in carcere. Il suo illimitato potere, le conoscenze e l'influenza gli avrebbero consentito di tornare libero in tempi record. La soluzione? Un compagno di cella che non vedeva l'ora di vendicarsi di Ness. In questo modo T-bag ha accettato la propria maledizione, essendo tutto ciò che gli è rimasto, agendo nell'unico modo che gli ha sempre permesso di andare avanti: uccidere.

In conclusione, a salvare la quinta stagione di Prison Break: Resurrection è il fatto che non è stata prevista la produzione di una sesta. In quanto revival si è trattato di una miniserie fatta per i fan, per conferire al finale qualcosa che nella quarta era venuto a mancare. Compiacere i fan ha anche portato a qualche carenza, soprattutto dal punto di vista della caratterizzazione di alcuni personaggi e anche a danno della storia. Per quanto concerne i personaggi, è evidente come Lincoln Burrows ma anche le figure femminili non siano stati curati a sufficienza. Sheba è a tal punto impantanata nel suo archetipico ruolo, da essere confusa con Sofia. Per non parlare poi del poco spazio che è stato dato a personaggi come Fernando Sucre, inserito all'interno della serie quasi esclusivamente per fare un favore a noi appassionati.

Sono tutti fattori sopra i quali, un po' per merito e un po' per affetto, decidiamo di stendere un velo pietoso e di accettare di buon grado un ritorno che, saremmo bugiardi a non ammetterlo, qualche gioia ci ha donato. La performance di Knepper non si discute, la psicologia di Michael è stata rimessa in gioco e approfondita grazie all'altrettanto fascinoso e machiavellico villain che è in Jacob Ness, personaggio dotato di un carisma che non si vedeva nei cattivi di Prison Break dai tempi d'oro delle prima due stagioni. Vanno poi a favore di resurrection il tentativo di arricchire il ritorno di Michael a casa con citazioni su citazioni dell'Odissea (anche se 21void, se di citazione si tratta, nessuno ce l'ha voluta spiegare) il passaggio per un contesto politico attuale e sensibile, ma anche per alcune new entry degne di nota come Ja e i compianti Whip e Sid.


Tutto sommato è stata una serie apprezzata, ritenuta forse troppo corta per la tanta carne al fuoco, ma per lo stesso motivo acclamata come non eccessivamente lunga. A chi ha amato e odiato questi nove episodi va tutta la nostra solidarietà quando ogni mercoledì, per le prossime settimane, dovrà fare i conti con l'assenza di una serie che negli anni in cui si è presentata sulle nostre televisioni ha fatto un po' di storia, essendo quelli gli anni in cui i prodotti seriali raccoglievano ciò che le grandi serie del decennio precedente (da Lynch in poi) avevano seminato. Prison Break è già nei saggi sull'argomento e forse non aveva bisogno di elemosinare alcun tipo di affetto, anche se in fondo non è di elemosina che si è trattato nel caso di Resurrection. Il Revival ha permesso alla serie di riscriversi e di raggiungere un nuovo traguardo, un nuovo finale che si è mostrato possibile agli occhi degli autori e per tanto è stato realizzato. 


Negli episodi precedenti:
5x01 - Ogygia
5x02 - Kaniel Outis
5x03 - The Liar
5x05 - Contingency
5x06 - Phaeacia
5x07 - Dark-Wine Sea
5x08 - Progeny
5x09 - Behind the Eyes (SEASON FINALE)



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Articolo di Fabio Scala

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