ARROW - Recensione S04E09, "Dark Waters"


Sembra ieri che viaggiavamo su una porsche costeggiando l'oceano al tramonto, verso la felicità, e invece siamo già ad un importante giro di boa: è andato in onda il midseason finale, con tutta la sua dose di cliffhanger e di feels infranti e lasciati sul pavimento.


SCRITTO DA: Wendy Mericle e Ben Sokolowski
DIRETTO DA: John Behring

VOTO: 8.5/10

Trama: Un evento per la bonifica della baia viene bruscamente interrotto da un attentato da parte della H.I.V.E. a cui il candidato sindaco Oliver risponde accusando pubblicamente Darhk di esserne il responsabile. L'attacco mediatico di Oliver non resta impunito, Darhk si presenta alla festa di Natale e rapisce i suoi cari. Intanto Felicity scopre che Oliver ha intenzione di chiederle la mano. Con l'aiuto di Canary e Malcom nei panni di Green Arrow, Oliver riesce a liberare Felicity, Diggle e Thea. Dopo aver acceso l'albero di Natale, divenuto simbolo di speranza e di lotta contro l'oscurità per la città di Star City, Oliver chiede pubblicamente a Felicity di sposarlo, ma durante il rietro a casa subiscono un agguato e Felicity resta gravemente ferita.

Sapevo che questo midseason finale ci avrebbe fatto penare, ne ho avuta la certezza quando ho visto la 2x09 di The Flash e ho potuto constatare come la situazione fosse ribaltata rispetto ai finali delle stagioni passate: chiuso per Arrow (poteva tranquillamente essere un finale di serie), e un cliffhanger mostruoso per The Flash (letteralmente sospeso a mezz'aria, nel tentativo di chiudere la singolarità che si era aperta su Central City). Sapevo che avremmo sofferto, ma per fortuna ci sono abbastanza elementi di natura pratica che ci aiutano ad affrontare questa pausa per le festività natalizie con la consapevolezza che non è come sembra o come vogliono farci credere, perché in termini di audience l'Olicity non è cosa da gettare via così facilmente e quindi possiamo tirare un sospiro di sollievo: Felicity sarà ancora con noi nel 2016. 

"DAMIEN, SEI FAMOSO"

Ora che tutte le faccende sospese per l'avvio dello spin-off sono state sistemate, finalmente decolla la trama che riguarda Damien Darhk e la H.I.V.E. Il motivo per cui vuole distruggere Star City ci è ancora sconosciuto, ma per lo meno abbiamo capito perché, quando "offrì" il suo supporto ad Oliver, Damien aveva mostrato interesse per la baia: ci coltivava una certa alga che sembra fondamentale nello sviluppo dei suoi piani diabolici. Dove voglia andare a parare, ancora non si sa, ma quel che è certo è che non si tratta solo del sadico Damien Darhk, abbiamo visto al suo fianco una serie di personaggi, una sorta di consiglio a cui pare che lui stesso debba in qualche modo rendere conto, e personalmente sono pronta a scommettere che ciò che stanno facendo è in qualche modo connesso con la droga che veniva coltivata a Lian-Yu da Reiter.
Pur essendo una serie tratta dai fumetti, in quest'episodio in particolare, gli showrunners hanno saputo dimostrare come si possa essere al passo coi tempi pur trattando storie di fantasia (e con l'introduzione del misticismo quest'anno siamo su livelli di astrazione dalla realtà mai esplorati nelle stagioni precedenti). Diversi elementi infatti ricordano molto da vicino il nostro particolare momento storico: dall'attacco con il drone sulla spiaggia con l'obiettivo di fare strage di innocenti, alla H.I.V.E descritta come una setta che plagia i suoi adepti attraverso il lavaggio del cervello e la somministrazione di sostanze, dal discorso di Darhk sulla necessità di fare tabula rasa per poter riscrivere la storia, con riferimenti espliciti alla follia omicida nazista che riecheggia nell'uso di camere a gas, al messaggio di Oliver alla città in qualità di candidato sindaco, dunque di leader politico, con l'invito a non aver paura e a combattere contro il nemico comune. 
Quello della H.I.V.E. e di Darhk è un potere occulto, ma è anche un potere radicato, come dimostra la faccenda della baia. Nella battaglia contro la H.I.V.E. si creano strane alleanze: ai vigilanti e alla polizia, si unisce persino Malcom Merlyn, che finisce per indossare i panni di Green Arrow, ma decide di farlo da solo, tenendosi nell'ombra, lasciando fuori dai giochi la Lega degli Assassini. Eppure Lance gli chiede di portarsi dietro i suoi "ninja", ma Merlyn compie una scelta politica, la Lega non può essere compromessa. Il suo supporto è quello di un padre che teme per l'incolumità di sua figlia, non quella di un capo di un'importante associazione, un vero e proprio esercito di guerrieri.
Come sempre, Darhk si conferma un ottimo villain, forse la battuta sull'invito persosi nella posta è un po' scontata, ma funziona. E funziona anche il vederlo preso da un raptus di ira quando si avventa contro Oliver, laddove gli sarebbe bastato un solo gesto per eliminarlo. Oliver lo ha sfidato a viso aperto, ha dimostrato di non avere paura di lui ed è proprio questo che gli fa montare una rabbia violenta: Darhk basa il suo potere sul terrore che instilla negli altri, ma nel momento in cui smette di far paura, perde il suo prestigio. Di conseguenza, è in questa reazione rabbiosa nei confronti di Oliver che emerge il lato umano di un personaggio diabolico e bipolare. 
La scena finale, con il bel quadretto familiare che vede Darhk, sua moglie e sua figlia intenti ad addobbare l'albero di Natale, è ancor più inquietante delle camere a gas. La scelta di usare "Little Drummer Boy" in versione corale come soundtrack ha contribuito a creare un'atmosfera alienante, fondata sulla giustapposizione del tema natalizio, gli spari dell'agguato e la serenità della famiglia di Darhk. Il lieve crescendo musicale e il ritmo delle percussioni via via più incalzante hanno cucito insieme i due elementi dissonanti di questa coda dell'episodio: da una parte la disperazione di Oliver che cerca di mettere in salvo se stesso e la donna che ama, dall'altra il suo nemico che prima ancora di godersi il Natale con la famiglia, si crogiola nell'idea di sapere che altrove il suo nemico sta facendo i conti con la sentenza a morte a cui lui lo ha condannato. 
L'immagine di Darhk a casa con la famiglia suscita profondo disagio perché un personaggio come lui, che non perde occasione per mostrare il proprio sadismo, ci risulta davvero difficile da immaginare in un contesto normale, ancor più arduo è pensarlo come marito e padre amorevole. In una singola scena, dove i personaggi neanche parlano, emerge dirompente il dualismo della natura umana, ed ecco che Darhk, che finora ci era apparso unidimensionale nel suo sadismo, si mostra invece complesso e problematico. Complesso perché non possiamo neanche accostarlo a un Dr Jeckyll e Mr Hyde, perché in quel caso si parla di una completa scissione delle due personalità, ma l'espressione che aveva sul volto mentre metteva piede in casa lasciava fuori da ogni supposizione l'esistenza di un lato Jeckyll in Darhk. Resta solo il turbamento e la compassione per quella donna e quella bambina che vivono con un mostro probabilmente senza saperlo. Solo in un'altra occasione ho provato la stessa angoscia, nella scena finale del film "Nascosto nel buio", con Robert De Niro e Dakota Fanning. Per chi non lo conoscesse, il film termina con Emily, la bambina, che in un momento di ritrovata pace, dopo essere stata vittima della persecuzione da parte di Charlie, l'alter ego di suo padre (lo psicologo David Callaway), disegna se stessa con due teste, segno che il trauma ha provocato anche in lei il disturbo dello sdoppiamento della personalità.


"COLEI CHE ILLUMINA IL MIO CAMMINO"

Nonostante sia un action show, Arrow ci ha abituati ad un'intensa sottotrama romance, da cui non si può prescindere in quanto costituisce una grossa fetta del percorso di crescita del nostro eroe. Il tema del matrimonio, rimasto in sospeso dalla prima puntata di questa stagione, ha trovato sviluppo in questo midseason finale, lasciandomi ipotizzare che la seconda parte della stagione sarà maggiormente focalizzata sulla lotta alla H.I.V.E.
Il sempre gradito ritorno di Mama Smoak (che probabilmente si è trasferita a Star City, visto che frequenta il Capitano Lance) è il motore dell'azione: tra un menorah e una decorazione natalizia trova l'anello di fidanzamento e con la consueta esuberanza ne mette a parte una Felicity che per la sorpresa resta una tantum senza parole. Con l'arrivo di Curtis e suo marito al party per le festività (per un attimo avevo sperato in una citazione di The O.C.  come dimenticare il Chrismukkah indetto dai Cohen?), Felicity capisce che Oliver avrebbe voluto farle la proposta tre mesi prima, perciò cerca di comprendere il motivo per cui abbia desistito dal proposito. La loro chiacchierata viene però interrotta dall'arrivo di Darhk e i suoi, per cui le spiegazioni sono rimandate ad un secondo momento. E il momento arriva: Oliver si consegna al nemico nella speranza che questi lasci andare i suoi amici, e nella cella c'è un importantissimo confronto tra i due innamorati.
I dubbi di Oliver sono nati nel momento in cui hanno ripreso l'attività con il team di vigilanti a protezione della città. Oliver desiderava per loro una vita semplice, lontana dal pericolo, ma Felicity gli ricorda ancora una volta che essere una coppia, significa prendere le decisioni insieme, sostenersi nei momenti difficili reciprocamente e che il senso del matrimonio è quello di affrontare gli ostacoli mano nella mano, fidandosi e appoggiandosi l'uno all'altra. Con Felicity al suo fianco Oliver è cambiato, ma il suo percorso di crescita non è ancora terminato, ha ancora tanto da imparare e le paure sono sempre dietro l'angolo, pronte a fargli fare un passo indietro. Persino Laurel glielo ricorda, gli dice di non tornare a chiudersi in se stesso e nei suoi sensi di colpa, perché il senso di essere una squadra è che tutti partecipano delle decisioni e delle eventuali colpe.
Da ricordare inoltre che Oliver ha difficoltà già nella gestione di una relazione seria, è una novità per lui, dato che quando stava con Laurel, la relazione di fatto era importante solo per lei (sappiamo bene quante ne ha combinate lui sotto il suo naso), e anche in famiglia non aveva certo un buon esempio di ciò che un matrimonio dovrebbe essere, se solo vogliamo pensare che suo padre aveva più scheletri nell'armadio del cimitero delle Fontanelle e la madre una liaison con Malcom da cui è nata una figlia e un sabotaggio allo yacht di famiglia. Resta in sospeso la questione del segreto, che per come si è svolto l'episodio ci sta che non sia venuto fuori, ma allo stesso tempo, quando verrà scoperto, avrà un impatto ancor più pesante sul rapporto con Felicity, perché una proposta di matrimonio fondata su un segreto così importante non è cosa da poco. Non ci resta che attendere, perché tanto i nodi vengono al pettine ed è solo questione di tempo prima che salti fuori la verità su William.
Personalmente ho amato il modo in cui le ha fatto la proposta, la mia scena preferita è stata quando le ha detto "tu vieni con me", la dolcezza e la gioia sul volto di Oliver mi commuovono sempre. Forse un po' troppo veloce, sono corsi subito verso la macchina, ma anche la scelta delle parole era azzeccatissima. In un episodio intitolato "dark waters", in una stagione in cui all'oscurità il nostro eroe decide di rispondere con la luce, è più che appropriato che definisca colei che gli ha insegnato a riconoscere la luce che è dentro di lui come "la luce che illumina il suo cammino". Il che conferma una vecchia massima, oldy but goldy, che "dietro a un grande uomo si nasconde una grande donna". Lo abbiamo visto difenderla con il suo corpo, abbiamo letto la disperazione sul suo volto quando l'ha estratta dall'auto ferita, ma sappiamo che Felicity è una badass, e com'è sopravvissuta al loro primo appuntamento, se la caverà anche in quest'occasione.
Il KGB ci ha provato fino in fondo a confonderci le idee, a metterci in crisi, a farci credere il peggio, mostrandoci un promo alla fine dell'episodio montato ad hoc per indurci a dubitare, per spingerci a pensare, anche solo per un istante, che la tomba vista nel primo episodio è davvero destinata a Felicity. Noi però siamo un fandom ormai smaliziato, così abituato a questi trucchi, che è stato un attimo fare due conti e ridere (ridere sadicamente alla Damien Darhk) mentre quello stesso promo andava ancora in onda. "Bel tentativo KGB, ci avete provato!": quanti di noi glielo hanno gridato contro? Io l'ho fatto, perché il flashforward della tomba avviene sei mesi dopo il ritorno di Oliver a Star City, ma l'attentato in cui è rimasta ferita Felicity avviene solo tre mesi dopo, per cui, a meno che Felicity non resti in coma per tre mesi, è altamente improbabile che questo ferimento conduca alla sua morte.

La settimana scorsa avevo promesso di non dilungarmi troppo questa volta, così ho voluto affrontare solo i due nuclei narrativi più importanti di quest'episodio che, nonostante si concluda in maniera tragica, mi è piaciuto molto. Voglio concludere quest'ultima recensione per quest'anno solo con un paio di brevi osservazioni:

- sono contenta che in questa puntata Laurel abbia finalmente avuto un senso, sia come amica che come Canary. Contrariamente a quanto potrebbe sembrare, non sono una grande fan di Laurel, ma penso che se esiste e come personaggio dovrebbe essere anche abbastanza importante, gli autori dovrebbero fare uno sforzo per impegnarla al meglio. Si ringrazia Cisco per in Canary Cry;
- lo abbiamo chiesto e ci è stato dato: il Captain Smoak, ovviamente. Mama Smoak è un uragano di buon umore e di dolcezza, la più tenera ochetta bionda che abbia mai visto e il caro Lance, per quanto voglia darsi un contegno ipotizzando che sia prematuro essere definito "boyfriend" (che poi "boy"... 'na vota!), è già cotto a puntino;

- Malcom che fa giurin giuretto mi sconcerta come vedere Peppa Pig che fa un film con Rocco Siffredi.


Per quest'anno è davvero tutto, grazie per avermi seguita fino ad oggi e spero di ritrovarvi nel 2016 per la seconda parte di questa stagione ancora da capire, però peccato che dovrà finire (ops! Mi è scappato il momento Alex Britti).

BUON NATALE, BUON HANOUKKAH, BUONE FESTE E FELICE ANNO NUOVO A TUTTI! 

Roberta

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Articolo di Robbie_Carter

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