AMERICAN HORROR STORY: HOTEL - Recensione 5x09 - She Wants Revenge


Ad una puntata dal mid-season finale, l'esplorazione settimanale dei segreti più oscuri dell'Hotel Cortez prosegue, confermando il buon andamento complessivo di questa stagione e premendo sempre più l'acceleratore in vista della conclusione di questa annata di American Horror Story.




Stagione n°: 5 
Episodio n°: 9
Titolo: "She Wants Revenge"
Sceneggiatura: Brad Falchuck
Regia: Michael Uppendahl 
Canzoni: Blue Monday - New Order; Fade To Grey - Visage

[Naturalmente la recensione conterrà SPOILER...ça va sans dire!]


Archiviato il capitolo dedicato allo svelamento del Ten Commandments Killer, durante la scorsa puntata, il team di Murphy & Co. abbandona momentaneamente John Lowe e la sua presa di coscienza e Sally e la sua incarnazione della dipendenza, per dedicarsi esclusivamente al pilastro portante di questa quinta stagione: La Contessa.

Quest'anno, al fine di riuscire a gestire al meglio tutte le storylines, si è usato diverse volte l'espediente di dedicare un singolo episodio solo a pochi personaggi, per seguire meglio lo sviluppo della narrazione in cui sono coinvolti. Quindi la trama riprende dal punto in cui si era lasciata due episodi fa, dedicando grande spazio al personaggio interpretato da Lady Gaga, che, attraverso un'inaspettata prova recitativa, aggiunge profondità e drammaticità al vampiro centenario, volto centrale attorno al quale si muovono le pedine all'interno dell'intircato labirinto formato dall'Hotel Cortez.

La Germanotta, durante tutta questa stagione di AHS, aveva fornito, in diverse occasioni, prova di un'abilità drammatica non indifferente, tanto da meritarsi, addirittura, una candidatura ai Golden Globes del 2016. Nonostante il fatto che, specialmente durante la visione delle prime puntate, non si riuscisse a tracciare un confine netto tra Lady Gaga - personaggio pubblico e La Contessa - personaggio di finzione, cadendo nel tranello preparato dagli autori, si sarebbe potuto pensare che l'intero quinto capitolo fosse cucito, come un vestito su misura, attorno alla figura, a tratti mistica, della cantante. 

Invece, sorprendendo tutti, ci si è trovati davanti ad un personaggio tormentato e intrinsecamente tragico, come da tradizione dello show, che non ci ha fatto rimpiangere Jessica Lange, ma ha dato una nuova linfa ad una narrazione che appare più coesa e decisamente più strutturata delle due stagioni che hanno preceduto la corrente.
 
"She Wants Revenge" è decisamente un episodio dedicato ai personaggi femminili, poiché La Contessa condivide lo screentime con altre due figure di spicco per la trama: Iris, interpretata dalla grandiosa Kathy Bates e, soprattutto, Ramona Royale impersonificata da Angela Bassett.

Sono proprio queste tre figure femminili che dominano la scena, ancora una volta esposte, nella loro vulnerabilità celata, e, ancora una volta, specialmente per quanto riguarda il personaggio della diva della blaxploitation, costrette a dover rivivere dolorosi accadimenti personali, che le hanno condotte in questa ricerca di vendetta. 

La vendetta è, per loro un atto catartico, espresso tramite la violenza, l'unica forma di comunicazione primordiale propria della condizione d'essere dei loro personaggi, al fine di rivendicare una libertà negata. Un'oppressione da cui liberarsi, delle catene, fisiche o meno, da spezzare per riacquistare la propria indipendenza e poter rivendicare il loro essere donne indipendenti e realmente forti, capaci di poter compiere il proprio destino.

In tutto questo, le controparti maschili risultano come pedine da usare, da sfruttare e poi buttare via, le loro vite sarebbero racchiudibili all'interno di trottole impazzite che rimbalzano da una barriera all'altra, senza scopo se non quello stesso di ruotare intorno a delle figure che le possano dirigire con abilità, al fine di raggiungere i propri scopi.

E' il caso di Will Drake (Cheyenne Jackson), sposato dalla contessa per il suo denaro e poi gettato nella vecchia prigione-dimora di Rodolfo Valentino (Finn Wittrock), destinato a morire per mano della sua rivale. Ma è anche il caso di Donovan (Matt Bomer) che, durante la sua vita è passato sotto le grinfie di diverse donne che sono state in grado di controllare la sua vita, da sua madre Iris fino a Ramona, passando anche attraverso la morsa di Sally. 
Su tutte le figure, sia maschili che femminili, aleggia lo spettro, vero e proprio in questo caso, di James March, vero e proprio deus ex machina dell'Hotel Cortez, figura torbida e calcolatrice interpretata alla perfezione da Evan Peters, che nonostante la relativa giovane età, riesce a conferire un'aura di saggezza, quasi trascendentale, al suo personaggio. 

L'ombra dell'assassino, che ha voluto che il suo albergo fosse il suo personale parco giochi, un non luogo, nel cuore di Los Angeles, in cui tempo e spazio si fermano e si dilatano a piacimento, aleggia tra i corridoi e non permette a nessuno, tanto meno all'ex moglie, di dormire sonni tranquilli. Lui è l'incarnazione stessa dell'edificio che amplifica le miserie di quelli che sono costretti dalle circostanza del fato a dover passare da li. 

Accadono molte cose all'interno dei 48 minuti dell'episodio, nei quali Donovan è in grado di cambiare la propria lealtà un'altra volta e di ritornare al capezzale della donna amata, la quale può ricongiungersi al suo amato e sperare nella continuazione di quella fuga programmata, tanto agognata e mai avvenuta. Ramona prova per l'ennesima volta a perseguire i suoi sogni di rivincita, stroncati dal tradimento, ma ci regala una bella perla dedicata alla sua famiglia, in un ritratto struggente di crescente solitudine. 

C'è anche spazio per Iris che decide di vendicare il porno di qualità, contro quello amatoriale, vi è anche Liz Taylor (Denis O'Hare) che non perde occasione per sputare veleno, in un divertente siparietto, sulla sua padrona al suo matrimonio e c'è anche tempo da dedicare ad Alex (Chloe Sevigny) e al suo sogno di possedere, all'interno del Cortez, un'intera classe elementare di piccoli vampiri indisciplinati.

Nonostante il tocco stilistico si veda nelle stranianti ambientazioni e nella fotografia curata, mancano alcune scelte registiche tipiche di altri episodi della serie. Questa scelta è stata sopperita dal costante flusso di informazioni e dall'incessante avanzamento della trama che non ha permesso l'uso massiccio di inquadrature rocambolesche e messe in scena troppo eleborate, mantenendo, ad ogni modo gli lelementi che rendono riconoscibile queato tipo di prodotto.

Se avrete avuto la pazienza di seguirmi fino a qui e sorbirvi tutta la mia personale recensione non c'è che da stimarvi! Ad ogni modo, le molle delle varie storylines sono cariche al punto e sono pronte a scattare da un momento all'altro, in previsione dello hiatus che seguirà la prossima puntata per via delle vacanze natalizie.

Tirando le somme si può dire che American Horror Story si riconferma, anche dopo la visione di questo episodio, un prodotto seriale che ha ancora qualcosa da dire e non esita a farlo nei modi più disparati e, a volte, estremi, ma riuscendo a ritagliarsi un piccolo posto tra le grandi serie di cui difficilmente ci dimenticheremo.
  
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Scritto da Lorenzo Tucci

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