THE 100 - Recensione 3.12 "Demons"


Spero di non smettere di dirlo, ma questa 3B ci sta dando davvero dentro e mi sta facendo impazzire. Una seconda parte di stagione davvero bella, forse perché ci ricorda dei bei tempi passati considerando che i delinquenti sono tutti insieme e ci sono morti a go go.



Ad ogni modo, nonostante questo episodio non riesca a superare quello della settimana scorsa, rimane comunque un gran episodio. Ripeto, questa 3B sta andando alla grande ed è il tipo di episodio di cui avevamo bisogno, soprattutto per Octavia.
Vediamo i delinquenti (+ dad n°2, Sinclair) ritornare in una deserta Arkadia alla ricerca del libro di Lincoln, in modo da scoprire dove trovare Luna. Come abbiamo appreso, infatti, Luna è l’unica in questo momento che forse potrebbe essere degna di sostituire Lexa come “Heda”, soprattutto considerando l’inutilità di Ontari (#sorrynotsorry). 

Una volta, però, trovato il libro qualcosa li attacca e loro si ritrovano a dover affrontare un vecchio nemico, Emerson.
Sapevo che la sua apparizione nell’episodio in cui viene bandito non sarebbe stata l’ultima, e infatti ne sono contenta perché in questo modo abbiamo – in un certo senso – messo fine alla storyline degli uomini della Montagna. Era necessario, ma tutto ciò era necessario soprattutto per portare ad un ulteriore avvicinamento tra i delinquenti. Vengono rapiti tutti tranne Clarke e Bellamy, i quali sono costretti a dover nuovamente affrontare i loro demoni.

Clarke vuole sacrificarsi per tutti loro, pensa che la sua morte sia necessaria per andare avanti, ma Bellamy non glielo lascerebbe fare mai da sola e qui possono partire diversi parallelismi con episodi passati che servono solo a rafforzare il rapporto che c’è tra i due leader:
-         Clarke afferma che non vuole che nessun’altro muoia per i suoi errori e questa frase ricorda particolarmente quello che Bellamy le disse qualche tempo fa. Lui non si stava riferendo solo a Clarke, si riferiva anche a se stesso, ma Clarke crede davvero di essere estremamente responsabile per quello che hanno dovuto subire senza di lei. Questo suo volersi sacrificare è un modo per farsi carico delle sue responsabilità e dire a se stessa che sì, ha sacrificato tutto per salvare la sua famiglia e sì, sacrificherebbe anche se stessa per loro;
-         Vediamo Bellamy dire a Clarke che non avrebbe fatto tutto questo da sola, neanche questa volta sarebbe andata da sola. Così come nella montagna lui non le avrebbe fatto sollevare quella leva da sola. Il piano che Bellamy ha in mente è leggermente meno stupido del piano iniziale della nostra Griffin, ma sicuramente è qualcosa in più perché saranno insieme e potranno affrontare qualsiasi altra cosa INSIEME. La interpreto anche come una promessa per il futuro questa: ci siamo abbandonati a vicenda, ma possiamo affrontare tutto questo insieme.


Nonostante ciò però Bellamy farebbe di tutto per salvare sua sorella e quando Emerson la minaccia, non può far altro che provare a salvarla. Questo ci fa notare anche la paura negli occhi dei nostri leader di perdere l’altro, la paura di non potersi salvare a vicenda, ma soprattutto di non riuscire a salvare la loro famiglia. Quando Emerson toglie loro l’ossigeno è difficile non notare la paura negli occhi di tutti loro: la paura negli occhi di Bryan quando vede che il suo Miller sta per lasciarlo, la paura negli occhi di Jasper quando capisce di aver sbagliato ad allontanare Monty perché non avrà occasione di riaverlo come amico, la paura negli occhi di Bellamy ed Octavia quando si guardano sapendo di andare incontro alla loro morte (Bellamy cerca anche di dirle che le vuole bene perché lei sarà sempre la parte più importante di lui) e la paura negli occhi di Clarke quando capisce di star per perdere la propria famiglia. Ed è proprio quest’ultima paura che la spinge a combattere contro tutti e tutto e a “sacrificare” (sacrificare perché non sapeva cosa sarebbe successo realmente al chip) l’A.I. per salvare tutti loro.

Questo è il The 100 che amo, quello che vede i protagonisti fare di tutto per potersi salvare. I delinquenti sono il cuore dello show ed è in questo che forse hanno sbagliato gli autori: tenerli separati ha reso il tutto molto difficile per lo spettatore in quanto noi ci eravamo affezionati a dei ragazzi che facevano di tutto per sopravvivere e che sono cresciuti – INSIEME – e che, arrivati a questo punto, devono continuare ad essere una squadra. E si, si saranno anche separati a fine episodio, ma saranno sempre insieme perché pian piano stanno ricominciando ad essere una famiglia.

Del tutto, però, mi è dispiaciuto che Sinclair ci abbia lasciato. Non meritava una morte così atroce e soprattutto non meritava come suo ultimo ricordo vedere Raven essere rapita e trascinata via. Quest’ultima ha perso davvero troppo, spero spetta di soffrire perché non è giusto ciò che le sta succedendo.

Per quanto riguarda Octavia, come ha detto Jasper, è giusto che cada a pezzi un po’. Ne ha bisogno ed è per questo che la scena con Lincoln era necessaria. Bellamy lo riporta da lei – a casa – e lo fa perché sa che sua sorella ne ha bisogno, ha bisogno di dire addio alla persona che amava. La cosa più straziante è vedere Bellamy volerla confortare, ma non poterlo fare. Sa di dover tenere le distanze per adesso, sa che non è ancora il momento esatto. Al funerale, inoltre, Bellamy non ripete ‘Your fight is over’ con tutti gli altri, ma aspetta, quasi a voler chiedere scusa, come se non riuscisse a credere al dolore che abbia recato a sua sorella, magari anche rammaricato dal fatto che Lincoln potesse anche solo pensare che lui non ci tenesse abbastanza, ma il problema è che Lincoln ormai era parte della sua famiglia e lui lo aveva deluso, lo aveva distrutto. E poi vediamo Octavia guardare il fratello con sentimenti contrastanti: se da un lato vede il dolore che anche il fratello sta provando, dall'altro evidentemente crede che lui non abbia il diritto di pensare a Lincoln in quel modo.
Spero davvero risolvano però, un rapporto del genere non può semplicemente andare perduto.


Dall’altra parte del mondo, aka Polis, un giovane piccolo Murphy non è alle prese con il problema di cui abbiamo parlato la settimana scorsa, lo stupro, anzi è così allegro e felice che addirittura si butta immediatamente tra le braccia di Emori. Questa è stata una cosa che ha
fatto perdere incredibilmente tanti punti all’episodio: non è assolutamente comprensibile una cosa del genere, gli autori avrebbero sicuramente dovuto approfondire molto di più.
Come aveva detto Raven, infatti, ALIE aveva bisogno di colonizzare molti più posti ed è per questo che ha mandato Emori in Polis per estorcere informazioni da Murphy in modo che quella capa di cavolo di Jaha potesse approfittare della situazione e manipolare quel pezzo di pane che Ontari si è rivelato. Si, un pezzo di pane. Io mi aspettavo una gran villain, ma in realtà Ontari si è dimostrata una bambina, una bambina che in realtà ha fatto l’unica cosa che le è stato insegnato, ovvero uccidere. Lei è un personaggio molto vulnerabile e facilmente manipolabile e lo vediamo nel momento in cui su quello che dovrebbe essere il SUO trono, vi è in realtà seduta ALIE. Quest’ultima, invece, si che è una gran villain. Mi affascina molto questa storyline e non vedo l’ora di vedere come continuare.

(Ad ogni modo, dalle mie recensioni credo abbiate capito che Lexa non sia mai stata un personaggio che io ho apprezzato, ma non potevamo tenerci lei al posto di Jaha?)

Per concludere dico che il dolore negli occhi di Murphy quando scopre di essere stato tradito mi ha uccisa, spero che lui ne possa uscire al meglio da questa storia. E’ una persona molto intelligente, saprà cavarsela. Così come spero se la caveranno i nostri delinquenti, the squad is back and they will kick ALIE’s ass.




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Scritto da Isabel

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