GODS OF EGYPT, l'epico e maltrattato action di Alex Proyas



Lo scorso febbraio, in vicinanza degli Oscar, è uscito nei nostri cinema un film fantasy d'azione passato in sordina. Parlo di Gods of Egypt, l'ultima fatica di Alex Proyas, non esattamente un onesto mestierante. Si tratta, infatti, dell'autore di film di grande successo commerciale e critico, come Il Corvo, Dark City o Io, Robot.

La pellicola è stata sotterrata dalle critiche negative, ed ha anche incassato abbastanza poco (145 milioni contro i 140 spesi per realizzarlo). Eppure, il sottoscritto si chiede il perché di un tale accanimento.



Gods of Egypt non desidera alcuna veridicità storica, o attinenza alla realtà. Si svolge in una versione mitica dell'Egitto, in cui gli Dei camminano tra gli uomini. In questo contesto, il malvagio dio Set (Gerard Butler) si ribella al destino impostogli da suo padre, il Dio del Sole Ra (Geoffrey Rush) e detrona suo nipote Horus (Nikolaj Coster-Waldau) dal ruolo di re dell'Egitto. Dopo molti anni, il giovane ladro Bek (Brenton Thwaites) e la sua giovane compagna Zaya (Courtney Eaton) decidono di liberare l'imprigionato Horus per ribellarsi al re.

Già dalla sinossi, potete rendervi conto che non si sta parlando esattamente di un capolavoro. Ciononostante, comprenderete che ciò di cui si va a trattare è un film d'azione ed avventura, dai toni epici e fantasy. Un film leggero, fatto per, come si suol dire, "spegnere il cervello". Gods of Egypt riesce eccellentemente in questo: non ci si annoia mai, grazie a combattimenti caotici ma ben diretti, immagini imponenti e maestose e ottimi stunt. In alcuni casi, è vero, potreste credere di essere finiti a vedere un episodio de I Cavalieri dello Zodiaco, o ad aver ripreso a giocare a Prince of Persia. Il film può però puntare su una sceneggiatura estremamente lineare e coesa. I personaggi sono caratterizzati in maniera superficiale, ma consona al tipo di film di cui si sta trattando. I dialoghi, pur sfiorando il cliché in diversi punti, non sono mai esagerati o fuori dagli schemi.


Nikolaj Coster-Waldau, che molti conosceranno per il ruolo di Jamie Lannister ne Il Trono di Spade, sa il fatto suo nel ruolo del protagonista Horus (a sinistra), un personaggio arrogante ma di buon cuore. Un tipico eroe d'azione, che deve recitare anzitutto con il fisico, più che con l'espressività (che comunque non gli manca). Condivide inoltre le caratteristiche degli eroi di Proyas: un uomo che ha subito un grave trauma, o un torto, e che ora deve vendicarsi. Gerard Butler, il Leonida di 300, si rivela un ottimo cattivo, capace di farsi odiare con facilità dal pubblico. L'attore scozzese si impegna a dargli connotazioni prettamente superbe e vigliacche. Un buon lavoro è anche quello che compie Geoffrey Rush, stagionato interprete australiano, con Ra, ormai poco più che un anziano eremita rimasto lontano dal mondo che deve proteggere. Decisamente insopportabile, seppure maestoso e conscio del ruolo che porta, quello di padre del Pantheon. I giovani Brenton Thwaites (Bek) e Courtney Eaton (Zaya) sono forse tra i personaggi meno interessanti, sebbene lo stesso Bek sia, ancora più di Horus, il vero protagonista del film. Nonostante la sua situazione, infatti, non subisce una vera maturazione, finendo col somigliare all'Aladino della Disney.
Meritano menzione anche Elodie Young, attrice francese che interpreta il ruolo della Dea dell'Amore Hathor, un personaggio interessante e recitato con sagacia, e Chadwick Boseman, che qualcuno ricorderà per il ruolo di Pantera Nera in Capitan America - Civil War, nel ruolo dell'altezzoso e nevrotico Dio della Conoscenza Thoth.

Ovviamente, il film è ricco di difetti. La sceneggiatura palesa enormi crateri, e molto spesso vi capiterà di guardare la scena e pensare, ad esempio, "ma perché non ha usato quel potere prima?".
Le azioni di alcuni personaggi mancheranno di non poca coerenza, tra cui quelle di Urshu, architetto del re, nel corso del confuso finale. Inoltre, gli effetti speciali sono scadenti, e nonostante vengano usati bene, non si confanno ad un blockbuster moderno con un budget così alto.

In definitiva, Gods of Egypt si propone come una via di mezzo tra l'azione "per famiglie" de La Mummia (con cui condivide l'ambientazione) e il sapore epico di Scontro tra Titani, pur presentandosi come una spanna sopra ad entrambe le produzioni. Non brillerà per intelligenza, decisamente non vi farà riflettere, ma se cercate qualcosa che vi permetta di passare due ore leggere e divertirvi, è sicuramente adatto.

Voto: 6.5/10

PS: Non voglio entrare nella questione del whitewashing di cui questo film è stato (giustamente) accusato.


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Articolo di Klaus Heller

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