Intervista completa a Wentworth Miller per Attitude Magazine



Wentworth Miller ha un messaggio per tutti coloro che stanno lottando per accettare la propria sessualità, tutti coloro che sono bullizzati per chi amano, o considerando il suicidio come risultato dei conseguenti sentimenti di sentirsi perduti,  col morale a terra e in un posto così oscuro che la morte sembra una valida alternativa.


"Ti direi ciò che altri hanno detto: migliorerà. Un giorno troverai il tuo gruppo di appartenenza, devi solo avere fiducia che là fuori ci sono persone che aspettano di amarti e celebrarti per come sei", dice.
"Nel frattempo, la realtà è che tu potresti dover essere il tuo gruppo o essere il migliore amico di te stesso. Non è qualcosa che ti insegneranno a scuola, perciò comincia il lavoro di amare te stesso."
Avendo origini tedesche, ebraiche, russe e cherokee, i suoi genitori si sono spostati dal Regno Unito in America quando lui aveva un anno.
Miller continua : "Parlate con voi stessi, nella vostra mente o ad alta voce, come se parlaste col vostro migliore amico, o come vorreste che lui parlasse a voi. "







Lui sa di cosa sta parlando. L'attore e scrittore, diventato famoso per il suo ruolo da protagonista in Prison Break, il cui sequel arriverà sui nostri schermi nei primi mesi del prossimo anno, ha conosciuto l'angoscia e la depressione, l'agonia dell'ansia e dell'autolesionismo che ti distrugge l'anima.
Ha tentato il suicidio più di una volta, a partire dall'età di 15 anni, di cui ha parlato in maniera commovente in un evento della Human Rights Campaign.
Solo a casa per il weekend, ingerì un flacone di pillole. 




"Quando qualcuno mi ha chiesto se fosse una richiesta d'aiuto, risposi di no, perchè non lo avevo detto a nessuno. Si chiede aiuto solo se pensi di averne bisogno", ha rivelato Miller.
Quest'anno, dopo che uno spiacevole meme che lo riguardava è apparso online, Miller ha scritto un piccolo saggio sulla sua pagina facebook ufficiale, che gestisce personalmente perchè gli piace leggere i commenti delle persone quando può. 
In un'epoca di insincerità delle celebrità dove i pubblicitari, i manager e gli assistenti spesso fanno da mediatori e si fanno passare per i loro clienti, il post arriva davvero dal cuore di Miller. E' una delle più oneste e ispiranti dichiarazioni che vi piacerebbe leggere su qualcuno che sta combattendo contro la depressione, con la vergogna, col sentirsi in minoranza, con la sensazione di affondare che chi soffre di questa malattia conosce molto bene. Se poi arriva da qualcuno di famoso è ancora più importante.




"Pieno di vergogna e di dolore, mi consideravo merce avariata", ha scritto Miller riguardo il suo momento peggiore, nel 2010. "E le voci nella mia testa mi spingevano verso la strada dell'autodistruzione, e non per la prima volta."
Nato a Chipping Norton, nell'Oxfordshire, apparso in The Flash, e agli inizi della sua carriera, in Buffy l'ammazzavampiri e Joan of Arcadia, ci spiega come ha trovato sollievo al suo dolore nel cibo nello stesso modo in cui i tossici cercano rifugio nell'alcool o nelle droghe. Ci racconta anche di come sia riuscito a sopravvivere alla disperazione più nera, "come un dente di leone sul marciapiede, io persisto", afferma.
Ciò che colpisce delle parole di Miller è che vengono dal cuore e quanto siano struggenti, come parla sinceramente e dettagliatamente dei suoi sentimenti, dalla disperazione al disprezzo, e come incoraggi le persone che si trovano in una situazione simile a chiedere aiuto a varie organizzazioni. "Qualcuno ci tiene", dice. Ed è vero.  





Oggi Miller ha a cuore questo argomento. Supporta varie associazioni per la prevenzione dei suicidi, come il Trevor Project, una linea diretta che riguarda i giovani gay dai 13 ai 24 anni. Recentemente ha anche collaborato con The Mighty, la comunità online per persone con disabilità, patologie e malattie mentali, per produrre un video che cerca di far capire come si sente una persona depressa.
Se soffri di depressione, dovresti guardarlo, è un promemoria che non sei solo. Se non ne soffri, ti dà un'idea di come si sente chi invece ne è affetto. 

Miller, che nel 2013 ha scritto il film con Nicole Kidman e Mia Wasikowska "Stoker" , non ha bisogno di fare niente di tutto questo. Potrebbe, se fosse più di un attore di Hollywood e meno di un dignitoso essere umano, e volesse salvare le apparenze. Potrebbe riconoscere la sua storia e metterci una pietra sopra per paura di diventare un ragazzo-poster per gay pazzi, che hanno cinicamente preso di mira quella parte di persone che sono gay, malati mentali e con tendenze suicide. Ma non lo fa.

Durante la nostra intervista, Miller appare come un attore riflessivo che pensa in maniera profonda ai ruoli che interpreta, ma è anche una persona gentile che lo rende incredibilmente sexy. E' la prova che i supereroi non arrivano sempre con mantelli e superpoteri.

Ma Miller in qualche modo è un supereroe in Legends of Tomorrow, nel cui ruolo di Leonard Snart/CaptainCold recita insieme con l'attore di  Doctor Who Arthur Darvill, Brandon "Superman" Routh, e il co-protagonista di Prison Break  Dominic Purcell. Con i supereroi così famosi nella cultura popolare, a cosa deve la sua popolarità Miller? Lui risponde che" deriva dalle differenze che ci sono tra di essi, alcuni di loro partono penalizzati perchè fuori dalla norma, per poi scoprire che sarà proprio questa caratteristica che li porterà a salvare il mondo. 

"Apparentemente, i fumetti hanno un grande LGBT fanbase e non è una coincidenza".

Oggi i supereroi sono imperfetti, più umani, forse invincibili, ma certamente non infallibili. Jessica Jones, della Marvel, ne è probabilmente il miglior esempio. Perchè pensi sia così?
Penso che succede perchè ci aspettiamo o addirittura chiediamo di  vedere un po'di noi stessi sullo schermo, perciò ha senso che i nostri supereroi ci assomiglino un po'. Più umani, imperfetti, lottando per fare la cosa giusta e non sapendo sempre quale sia. Qualche volta è questo il punto della storia, capire cosa sia giusto fare. 

Cosa pensi dello stato del mondo al giorno d'oggi, ti senti più ottimista o pessimista?
La prima. Di solito mi piace credere, scelgo di credere che le persone faranno la cosa giusta. Credo che se mandi due persone che si odiano, da sole in un'isola deserta nel bel mezzo dell'oceano e fai in modo che la loro sopravvivenza dipenda da loro che facciano pace, loro lo faranno. Voglio dire, è la Terra, l'isola è la Terra, l'oceano è lo spazio.

Lontano dalle telecamere, com'è stato il tuo percorso verso il coming-out?
E' stata una lunga strada, l'ho fatto a modo mio e coi miei tempi, quando ero pronto: mentalmente, spiritualmente ed emotivamente. Quando avevo un supporto. Credo sia una situazione critica, prima gettare delle solide fondamenta e poi prendere una così grande decisione nella vita.

Dal punto di vista della tua carriera è stato sbagliato il tuo coming-out? La tua decisione è stata più personale o professionale?
Uscire allo scoperto pubblicamente non aveva niente a che fare con la mia vita lavorativa. Ho passato i miei venti e trent'anni a concentrarmi sulla carriera, cercando di lasciare un segno. Tutto il resto veniva dopo: amici, famiglia, comunità. Poi sono arrivato ai quaranta ed è successo il contrario, prima le persone e poi la carriera. Dire la mia verità, essere integro, coerente con me stesso, queste sono le mie priorità ora. Non credo di essere mai stato così tanto interessato più alle persone che a Hollywood.

Nonostante le tue motivazioni, molti attori gay rimangono nascosti per proteggere le loro carriere e non inimicarsi l'americano medio. Questa tendenza sta cambiando anche se non alla velocità con cui vorrebbero i liberali. Perchè pensi che l'omofobia sia così radicata in alcune persone?
Credo che il problema possa essere Hollywood. Ho passato sei anni a lavorare come assistente per produttori esecutivi, li ho visti dietro le quinte e la maggior parte di loro hanno paura. Non credo che qualcuno di loro non assuma attori gay perchè li odiano.
Hollywood è un business, una corporazione, si basa sul profitto. Se io sono un produttore esecutivo , che deve compiacere i suoi capi e  avere un grosso risultato al box office durante il primo weekend con un solo tentativo, non rischio il mio lavoro ingaggiando come protagonista del mio film un attore dichiaratamente gay. Non lo faccio perchè odio i gay, ma perchè non voglio perdere una parte del pubblico. Questa è la mia opinione , ma potrei sbagliarmi.

Quand'è stata l'ultima volta che hai avuto a che fare con l'omofobia?
Probabilmente è stato sulla mia pagina facebook ufficiale. E' uno spazio molto solidale, ma di tanto in tanto c'è qualcuno che dice "muori, frocio", ed è sempre una sorpresa. Ma ricordo a me stesso che io sono in uno spazio bianco in cui qualche estraneo sta proiettando la sua merda. Questi commenti sembrerebbero diretti a me ma in realtà queste persone stanno parlando di loro stessi. E'il loro lavoro, non il mio.

Pensi che saresti stato così creativo se non avessi sofferto di depressione?
Non so, io esiterei a parlare della depressione in maniera romantica perchè non lo è. E' devastante, ma mi ha dato materiale, mi ha costretto ad imparare come trasformare le pagliuzze in oro, creativamente, per sopravvivere. Molti dei miei scritti, prima sceneggiature e poi le cose personali che posto per parlare di cose che ho vissuto, cose dolorose. Metterlo su carta e condividerlo con altri è stato curativo, anche sapere che molte persone leggendolo non si sentiranno più sole è stato curativo. L'espressione di sè stessi è molto importante, con qualunque mezzo abbiate a disposizione. Trovate qualcosa che funzioni per voi e iniziate il processo di tirare fuori tutto ciò che causa dolore. 

Pensi che lo stigma che circonda ammettere di avere una malattia mentale abbia a che fare con la paura di sembrare deboli o essere vulnerabili?
Potrebbe essere. Concordo per la paura, o con l'essere percepiti come deboli, ma non penso alla debolezze e alla vulnerabilità nello stesso momento. Per me essere vulnerabile significa essere aperto emotivamente, permeabile. Non mi importa se le persone mi considerano vulnerabile, perchè è essenziale esserlo se voglio interessarmi a qualcosa che non sia io. Alcune persone però l'hanno scambiata per debolezza, specialmente in questo mestiere. In quel momento devo tirare fuori la spada. 

Quant'è facile, o difficile per te essere vulnerabile?
La vulnerabilità richiede allenamento, almeno parlando per me, perchè il mondo può essere un posto spaventoso per la comunità omosessuale, per le persone di colore, per gli omosessuali di colore. Essere aperti, mettermi nei panni degli altri quando richiede lavoro e consapevolezza già per essere nei miei. Tutto questo richiede pratica e intenzione. 

Ti hanno "intossicato" digitalmente quando un meme ha deriso il tuo aumento di peso. Come ti sentivi all'epoca e come ti senti adesso?
All'epoca è stato sconvolgente, ma da questo ne è derivato qualcosa di positivo, anzi più di una cosa positiva. Come prima cosa ho imparato ad esprimere me stesso e buttare via l'infelicità fuori da me e riportarla su carta. Poi, quando l'ho condivisa, le persone hanno risposto. Molte persone. E' quello di cui parlavo prima, esprimere se stessi può fare bene a te e agli altri. 

Perchè pensi che le persone possano essere così crudeli? Perchè prevale così tanto prendere in giro qualcuno per il suo aspetto fisico, nella società in generale e specialmente nella comunità gay?
Credo che questo abbia a che fare con le persone, tutte le persone, non solo quelle che hai menzionato, che credono che se vuoi sentirti meglio con te stesso devi buttare giù gli altri. Non credo che funzioni così. Denigrare me non aumenta il tuo potere, non per molto almeno. 
Può farti stare bene per circa cinque secondi, fare a pezzi qualcuno, ma poi ti senti di nuovo una merda. Per questo motivo devo rifarlo, ancora e ancora, è come una dipendenza. Cerco sempre una nuova dose, perchè non ho ancora risolto il problema alla base , per cui mi sento colpito per primo.
Che Miller sia magnanimo è 1) molto impressionante, 2)leggermente irritante, nel senso migliore del termine 3)la testimonianza di quello che descrive, in relazione alla domanda se le divisioni in America potranno guarire coltivando l'empatia.

"Esporre noi stessi, ripetutamente, consistentemente, a persone diverse da te è la chiave. Se io vivo in una piccola città e l'unica esperienza che ho di altri gruppi viene dalla tv o dai siti web che guardo perchè mi fanno sentire al sicuro, come farò ad imparare com'è essere nei loro panni?"
"Non lo farò, devo essere volenteroso e motivato, avventurarmi oltre il mio cortile. Devo fare quella scelta."

Chiaramente, Miller l'ha fatta.

Fonte: Attitude

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Scritto da Chiara F74

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