CINEMA - Recensione di BLACK PANTHER


I film del Marvel Cinematic Universe (quelli legati agli Avengers, per intenderci) sono spesso vittima di una qualità altalenante; si va dai migliori, quali possono essere il primo The Avengers, o il capostipite della saga Iron Man, o ancora Guardians of the Galaxy (in base anche ai gusti), fino ai peggiori, in cui personalmente annovero Iron Man 2, il primo Thor e sicuramente Thor: Ragnarok, a mio avviso il punto più basso dei film sfornati dai Marvel Studios.
In questa lista sempre più lunga di pellicole, dove s'inserisce l'ultima uscita,
Black Panther?
Pericolosamente in mezzo, con un film che finisce per essere (o non essere) né brutto, né tanto meno bello.
Vediamo adesso nel dettaglio perché, come sempre stando attenti a eventuali SPOILER.


Partiamo innanzitutto dai (pochi) elementi positivi della pellicola.
Ovviamente fra le cose positive abbiamo gli effetti speciali (opera dell'onnipresente
Industrial Lght & Magic legata a Lucasfilm) e, accanto a questi, l'ambientazione, la costruzione da zero del piccolo e tecnologicamente avanzato stato del Wakanda, da qualche parte nell'Africa centrale, nel suo mischiarsi a elementi tribali, fantascientifici e naturali. Altrettanto apprezzabile è l'introduzione, quasi fosse il racconto di una fiaba o di un mito (un po' come già visto all'inizio di Thor: The Dark World).
A chiudere il brevissimo elenco di dettagli positivi, abbiamo la recitazione del protagonista, Chadwick Boseman/Re T'Challa/Black Panther, un po' la colonna portante dell'intero film.
Nota: fra le cose apprezzabili inseriamo anche il fatto che il film è praticamente comprensibile nella sua totalità senza aver visto neppure un film Marvel.

La lista che segue, dopo le cose positive, raccoglie invece tutto quello che, nella pellicola, oscilla fra il passabile e l'indecente.
Intanto la storia e la sceneggiatura di Ryan Coogler. T'Challa deve essere proclamato sovrano dello stato del Wakanda, dopo che il padre T'Chaka è stato vittima di un attentato (si veda Captain America: Civil War); il suo compito, da sovrano, sarà importantissimo, visto che il Wakanda è l'unico deposito al mondo del metallo (e fonte energetica) noto come vibranio. Tuttavia c'è chi si prepara ad attaccare il Wakanda: il trafficante di armi Ulysses Klaue (Andy Serkis) e il misterioso Erik Killmonger (Michael B. Jordan). E qui iniziano i problemi, i “colpi di scena” prevedibili fin dal flashback degli anni '90 in cui si vede Re T'Chaka uccidere suo fratello per il bene del Wakanda, fino alla “tragica” morte del neo-re T'Challa a metà film; è difficile trovare una qualche scelta narrativa degna di questo nome e che non sia un mero susseguirsi di cliché.
Di fianco alla sceneggiatura, poco meglio va la regia, firmata sempre dallo stesso Ryan Coogler: praticamente non c'è regia, ma il tutto si limita a mostrare in maniera piatta ciò che succede, senza alcuna direzione. Difatti le uniche inquadrature migliori sono prese pari pari da altri film Marvel; si pensi alla scena di The Avengers in cui l'influenza dello scettro di Loki spinge gli eroi al litigio, tutta girata con l'inquadratura che ruota su se stessa di 90° (presa a sua volta da The Lord of the Rings di Peter Jackson), e qui riproposta in una situazione simile.
Purtroppo non possiamo essere troppo clementi neppure con la colonna sonora, in grado di mischiare poetiche musiche tradizionali africane con canzoni pop che ben poco si adattano al contesto.
E se la sceneggiatura e la regia (così come le musiche) hanno delle pecche più o meno vistose, da meno non è la scrittura dei personaggi, e neppure la recitazione. I personaggi sono esagerati, sono portati all'estremo delle loro caratteristiche, non hanno la benché minima sfumatura: i cattivi sono ultra-cattivi, i buoni sono ultra-buoni; nel mezzo abbiamo soltanto il membro della CIA Everett Ross (Martin Freeman), che comunque è poco più che un personaggio di contorno. Da notare che Black Panter/Re T'Challa, da sovrano tutto d'un pezzo quale dovrebbe essere (e quale è nei comics), è reso qui in maniera fin troppo alla Tony Stark (per quanto con alcune differenze, per fortuna). Nota: non aspettatevi un Re T'Challa intelligente quanto è nei fumetti, perché a quanto pare tutto il suo genio, all'interno del film, è stato trasferito a sua sorella Shuri.
Dicevamo della recitazione: allo stesso modo della scrittura dei personaggi, anche questa è vittima di un'estremizzazione totale. Dalla buona Angela Bassett (qui madre di T'Challa) di American Horror Story all'antagonista Michael B. Jordan/Killmonger, fino a Andy Serkis/Ulysses Klaue e Letitia Wright/Shuri, c'è una tendenza a estremizzare ogni stato d'animo, ogni emozione, dando il vita talvolta a situazioni surreali e inverosimili.
Chiudiamo questa carrellata con un'altra pecca, questa senza alcun lato positivo, di cui è vittima Black Panther. Se potete, se trovate il cinema giusto, guardatelo in lingua originale: il doppiaggio di Black Panther è forse la cosa peggiore del film e in diversi punti della pellicola diviene quasi una farsa, diventa ridicola proprio a causa di un doppiaggio che definire di basso livello è un eufemismo.

Dunque, Black Panther è promosso oppure no?
Diciamo che sicuramente è meglio di
Thor: Ragnarok (anche se non ci voleva molto), tuttavia è troppo poco per dire che è bello, anzi il “bello” è lontano anni luce; siamo su di una via di mezzo, una bruttissima via di mezzo.
Per il resto, possiamo solo sperare che i fratelli Russo risollevino le sorti del
Marvel Cinematic Universe con l'imminente Infinity War.

Adesso un paio di note finali.
Per fortuna la famigerata “ironia” da Marvel Studios è stata tenuta molto a freno in questo film.
Oltre a questo, dopo i titoli di coda ci sono due scene, entrambe senza alcuna rivelazione sugli sviluppi futuri (una soltanto è legata al ritorno in scena di un personaggio, ma nulla che non sapessimo già dai trailer di
Infinity War).





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Articolo di Simone Barbieri

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