SPOILER ALERT: VI CONSIGLIAMO DI LEGGERE LA RECENSIONE SOLTANTO SE AVETE VISTO LA SERIE!!!
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Era il 15 Luglio 2016 quando su Netflix approdò la prima stagione di Stranger Things, che con i suoi otto episodi inaugurali proiettò milioni di telespettatori nell'affascinante ed intrigante storia fantascientifica ambientata ad Hawkins e che omaggia la cultura anni '80. Dopo nove anni (tempo notevolmente dilatato fra una produzione eccessivamente lunga e il doppio sciopero del 2023), un totale di 40 episodi e un successo globale, la serie creata da Matt e Ross Duffer volge al termine. Per l'occasione Netflix ha pensato di rendere l'ultimo atto della serie un vero e proprio evento, con un primo blocco di episodi rilasciati a fine Novembre, il secondo blocco uscito a Santo Stefano e l'episodio finale designato per il 1 Gennaio 2026 (diventando la visione di Capodanno per tantissimi telespettatori). Una stagione conclusiva caratterizzata da momenti notevoli, scelte un po' cigolanti e una chiusura che punta sull'emotività, sacrificando forse alcuni dei tratti che hanno reso questa serie il fenomeno che è.
"I just wanted a normal childhood. But that childhood was stolen from me. It was stolen from us. And this past year, if you wanna know the truth, I've been pretty pissed off about it. But then I thought back to the past six years, and I realized that, even though there was a lot of bad, there was so much good too. There's this game I like to play. [...] It's called Dungeons & Dragons. And in this game, there are two types of chaos classes, chaotic good and chaotic bad. Now, bad chaos brings anarchy, destruction, war. But good chaos can bring innovation, change. And this school, frankly, it needed to change. Because we were so divided into the jocks, the nerds, freaks. And in the chaos, all those walls broke down, and I made new friends. I made friends who were never even supposed to be my friends. This wasn't just me. I saw this happen with so many others. When you get to know people who are different from you, you begin to learn more about yourself. You change. You grow. I'm a better person now. I'm a better person because of them, because of my friends."
La quinta ed ultima stagione di Stranger Things era largamente attesa dal pubblico, soprattutto per come si era conclusa la stagione precedente, con i protagonisti consapevoli del pericolo che Vecna/Henry Creel costituiva per Hawkins e per il resto del mondo. Per analizzare al meglio quanto ci viene presentato in questa stagione finale, seguiremo la struttura a blocchi proposta da Netflix per il suo rilascio. Il primo volume, composto da quattro episodi, introduce la storia principale, apparendo meno dispersiva rispetto a quello che accadeva nella stagione precedente, visto che tutti i protagonisti agiscono insieme per un singolo scopo, e, fra momenti di un certo impatto e dinamiche a cavallo fra l'intrigante e il ripetitivo, il tutto procede senza grossi intoppi. Il secondo volume, composto da tre episodi, mostra segni di cedimento abbastanza evidenti, con un paio di buchi narrativi (concernenti il personaggio di Max) e un paio di sequenze che perdono d'impatto per come vengono presentate e messe in scena (su tutto il coming-out di Will, sbandierato come un momento di accettazione e conciliazione per il personaggio, ma messo in scena come una seduta di gruppo banalissima). E arrivando al finale della serie, la situazione diventa più tranquilla, almeno sulla carta. Con due ore circa di materiale, la storia si conclude in maniera piuttosto coerente, portando avanti l'emotività che ha caratterizzato la serie sin dall'inizio (con tanto di metafora della campagna di Dungeons & Dragons ricollegata all'esperienza vissuta dai personaggi) e dando un senso di chiusura ai vari personaggi. Ma vi è anche il lato negativo dell'epilogo, costituito da una facilità disarmante sul come determinate cose vengono svolte e una volontà abbastanza palese di non voler essere coraggiosi (forse lo sono stati, ma sentendo i fratelli Duffer è tutto dato dall'interpretazione personale dello spettatore, neanche stessimo parlando di un prodotto autoriale). E nel mezzo abbiamo un lato tecnico che sicuramente continua ad essere nel segno (anche se l'effettistica negli ultimi episodi era un po' manchevole), scelte musicali sempre ad hoc, soprattutto nel finale, e un buon livello di recitazione da parte di alcuni elementi del cast, vale a dire Winona Ryder, David Harbour, Gaten Matarazzo, Sadie Sink, Caleb McLaughlin, Joe Keery, Maya Thurman-Hawke e Jamie Campbell Bower. Una menzione a parte va fatta per la new-entry Linda Hamilton, a cui è stato dato un personaggio piuttosto vuoto e banale, che non ha fatto per niente percepire la sua aura di minaccia in quanto antagonista. E mettendo da parte teorie del complotto e polemiche inutili a seguito di un documentario, Stranger Things volge al termine nel miglior modo possibile e, pertanto, dobbiamo farcene una ragione. Nel bene e nel male, ci mancherà.
Dopo nove anni, Stranger Things conclude il proprio percorso con una stagione finale che è ben lontana dall'essere perfetta, ma che riesce, con tutti i difetti del caso, ad essere coerente e a chiudere nel miglior modo possibile una storia che ha appassionato milioni di spettatori in tutto il mondo. Non si poteva chiedere di meglio.
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