SPOILER ALERT: VI CONSIGLIAMO DI LEGGERE LA RECENSIONE SOLTANTO SE AVETE VISTO LA SERIE!!!
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Come si sa ormai da tempo, il medical drama è un sottogenere che ha visto un periodo di grande splendore, che si può tranquillamente collocare fra l'esordio della celebre ER e l'arrivo di Grey's Anatomy (con grandi esempi nel mezzo, come House, M.D. e Nip/Tuck). Negli ultimi quindici anni si è assistito a una sorta di stallo nel genere, con serie che ricopiavano i loro predecessori e non portavano nulla di nuovo sul piatto. Ed ecco che HBO Max, la piattaforma streaming di Warner Bros. Discovery (approdata da ieri anche in Italia), prova a dare linfa nuova al genere con The Pitt, serie che vede la firma di R. Scott Gemmill, creatotre di serie come JAG e, appunto, ER. Nella sua prima stagione, questa serie ha sovvertito ogni aspettativa, con quindici episodi totali (numeri impensabili per un prodotto streaming), un successo via via più grande e una marea di riconoscimenti, soprattutto agli Emmy e ai Golden Globe. Tutto meritato, considerato come questa serie sia fra i migliori titoli che il genere possa offrire.
"Welcome to The Pitt. Let's go save some lives."
The Pitt si presenta, almeno sulla carta, come un qualunque medical drama, ma già dai primi minuti della serie ci rendiamo conto di essere di fronte a qualcosa di diverso. Ogni stagione rappresenta un intero turno del pronto soccorso del Pittsburgh Trauma Medical Center e ogni episodio è un'ora di quello specifico turno. Ciò costituisce un elemento fondamentale, poichè il ritmo narrativo della serie si avvicina notevolmente al tempo reale e lo sviluppo delle varie vicende viene affrontato gradualmente, con il rilascio settimanale che diventa un meccanismo funzionale per la serie stessa. Se ciò vi suona familiare, basti pensare che la serie ha un budget talmente contenuto che riescono a produrre una stagione all'anno, pratica riservata alle serie broadcast e che era la normalità della televisione prima dell'avvento dello streaming. L'appartenere a una filosofia televisiva più "remota" rende la serie un prodotto degno di nota, come anche lo stile con cui il tutto viene affrontato. La storia si muove all'interno del pronto soccorso, salvo per qualche scena all'esterno, necessaria come stacco dalla frenesia offerta dalle varie emergenze, così come i vari casi, presentati con una perizia notevole e un incredibile attenzione al dettaglio (se siete deboli di stomaco, finirete per tapparvi gli occhi almeno in un paio di occasioni), e le persone coinvolte, sia i pazienti, sia i medici che si adoperano per loro. E proprio questi ultimi, interpretati da un cast di interpreti più o meno conosciuti e tutti all'altezza del loro ruolo, costituiscono il cuore pulsante della storia, ognuno di loro con una storia, una propria caratterizzazione e dei problemi personali che li accompagnano, trattati con asciuttezza, senza che vengano edulcorati o resi invadenti all'interno della narrazione. E, ciliegina sulla torta, The Pitt non si dimentica del lato umano delle vicende, riagganciandosi anche a un periodo buio e molto recente della nostra storia, vale a dire la pandemia da Covid-19, e stando al passo con i tempi, con una storyline che caratterizza la fase finale della stagione che urla attualità da tutti i pori. The Pitt è tutto ciò che si può chiedere da un medical drama di questi tempi, anzi di più.
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