Intervista di Mediaweek a Damon Lindelof e Carlton Cuse



Lindelof racconta che quando hanno detto ai boss della ABC che la maggior parte della quinta stagione di Lost sarebbe stata ambientata negli anni '70, ai tempi della Dharma, loro hanno acconsentito dicendo che si fidano dei Darlton. E i Darlton sono molto contenti della libertà che viene loro concessa, cosa molto rara per gli sceneggiatori di serie tv.

Poi parla della crescita dei personaggi, che sono diventati più maturi con l'andare dello show e, finita la sesta stagione, ci renderemo conto dell'enorme differenza rispetto alla prima. Potremmo dire: "Wow, ho passato i miei ultimi sei anni di vita con queste persone e sono cambiate! O hanno provato a cambiare, o sono morte!" Le categorie possibili sono queste tre! E se la ridono...

Cuse parla di quanto sia stato doloroso, per loro, scrivere della morte di Charlie, è stato anche commovente.

Lindelof: Scrivere le battute per certi personaggi è un vero spasso, frasi come "Destiny is a fickle bitch" non valgono nulla scritte sulla carta, ma nel modo in cui le dice Michael Emerson diventano emblematiche!

Cuse dà un pò di numeri per spiegare i costi della produzione di Lost. Sapevate che ci lavorano più di 425 persone? Che usano la Panavision 35millimetri? Che ci sono più troupe che girano le scene? Insomma, i costi sono talmente alti che non sa se potrà più avere questo tipo di budget per le future serie.

Poi Cuse fa una bellissima metafora: rispetto all'ultima stagione di Lost, dice che loro si sentono come se avessero fatto un regalo a una persona cara quattro settimane prima di Natale e quindi devono aspettare tutto questo tempo perchè la persona/noi fan di Lost apra questo regalo e loro possano vedere se ci piace o meno. E qui subentra anche la malinconia dovuta al fatto che il regalo è stato aperto ed è finita.

E Lindelof aggiunge che, oltretutto, bisogna anche darsi da fare affinché questo regalo piaccia e la persona non dica "Oh, un altro regalo di quel tipo, non ne posso più!"

Cuse riformula lo stesso concetto e ci riporta alla parte malinconica.
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Articolo di Simona LaFleur

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