THE 100 - Recensione 3.06 'Bitter Harvest' e 3.07 'Thirteen'


Scusatemi per la mancata pubblicazione della recensione del sesto episodio, ma ecco che rimedio con una doppia recensione del sesto e del settimo, due episodi molto forti che hanno visto due morti. 


Parliamo del sesto episodio come prima cosa: 
Vediamo un Bellamy ancora abbastanza dalla parte di Pike, ma che cerca di rispettare le condizioni imposte da Lexa. Bellamy non vuole altre morti, non vuol rifare ciò che ha fatto, ma viene “costretto” a farlo nel momento in cui vede nel quadro generale il possibile pericolo della sua gente. Pike gli entra nella mente con un semplice concetto, ovvero il fare tutto ciò per la sopravvivenza delle proprie persone. Voi pensate abbia preso queste decisioni alla leggera? Non so, io credo – come dice anche Kane – che lui creda davvero sia la scelta migliore. E’ un peccato, soprattutto perché ha “tradito” tante persone che credevano in lui. Spero davvero ritorni in sé. Mi è dispiaciuto vederlo anche alla morte di Monroe, non voleva vedere più nessuno a cui teneva morire, ma d’altronde le decisioni sbagliate le ha prese lui. Ad ogni modo, povera Monroe. I 100 pian piano li stiamo perdendo tutti.
  
Nel frattempo, Kane ed Octavia hanno questa meravigliosa nuova alleanza. Sapete, non voglio che Kane sia realmente suo padre, ma vorrei vedere una figura paterna nella vita di Octavia perché ne ha bisogno, è una donna forte, ma un punto di riferimento non fa mai male a qualcuno. Lei è cresciuta così tanto, si merita davvero tanto amore e mi dispiace che sia stata trattata in quel modo dal villaggio in quanto lei voleva solamente aiutare.


Jaha versione “messia” mi fa morire: ragazzi, lo abbiamo sempre chiamato profeta e ora fa ‘ste cose e io non ce la posso fare. La vena comica dello show, involontariamente, è lui. A me fa ridere davvero. E mi ha fatto anche tenerezza quando non si è ricordato di Wells, povero cuore. Cosa fanno davvero quelle pillole? Cosa causano alle persone che le incorporano? Sono troppo curiosa, ma la cosa che mi è dispiaciuta di più è la presenza di Raven in tutta questa storia: quella poverina ha affrontato così tanto, non si merita di essere trattata in questo modo e di dimenticare le cose che la rendono Raven. Sono contenta che almeno Jasper per adesso sia salvo da questa situazione, ma io lo so che distruggono anche lui. 

 Monty ma che mi combini? Per quale motivo ti schieri dalla parte di quella capra di Pike? A Bellamy dovevi tirargli i pugni, non assecondarlo. Ma che mi da fastidio che abbiano fatto questa cosa, oh. Mi fa proprio innervosire.  

Nel frattempo, in Polis Clarke deve affrontare l’ultimo dei Mountain Man che le è stato regalato da parte della Nazione del Ghiaccio. Serviva questo confronto, per capire cosa realmente Clarke dovesse fare a proposito del grande fardello che si portava dietro. Nonostante, come sapete d’altronde, Lexa non mi piaccia, ho AMATO il suo discorso finale perché la possibilità di un mondo che non veda violenza come risposta è una ricerca che anche il nostro mondo deve fare perché Blood must not have blood. Siamo noi i primi a poter mettere fine alla morte e abbiamo tutte le possibilità di farlo e dobbiamo farlo. Lexa ha dato prova di star maturando in questo episodio e questo me l’ha fatta apprezzare molto. Ero davvero contenta di questa crescita perché serviva al personaggio per dimostrare di essere umana, cosa che non ha mai dimostrato prima di ora. Serviva per far capire chi era realmente e chi voleva dimostrare. Scena apprezzata moltissimo.

Concludiamo questo – davvero breve, lo so – commento del sesto episodio con quel povero sfigato del mio adorato Muffin che povero cucciolo se non viene torturato viene quasi ucciso e se non viene quasi ucciso viene massacrato. Insomma, fortunato. Titus inizialmente cercava da lui informazioni su Clarke, ma poi sposta la sua attenzione sulla pillolina con il simbolo dell’infinito che per lui richiama qualcosa di sacro. Sacro? Ma che? Oddio, Jaha e il suo culto fa parte dei Grounders, ma siamo seri? 


Ma poi si vede qualcosa, una navicella simile a quella con la quale Raven è caduta dal cielo e c’è scritto qualcosa sopra POLIS, e nel frattempo Jaha racconta dell’Unity Day e della tredicesima stazione (alla quale anche Finn aveva accennato nella stagione 1) e al fatto che per far si che ci fosse l’unione delle stazioni spaziali, la tredicesima dovesse essere distrutta. Il nome di quella stazione? POL – AR – IS. Boom, I Grounders provengono in qualche modo dalle persone del cielo.


Il sesto episodio ci ha fornito un grande colpo di scena ed è fantastico il modo in cui la storia ha preso ancora piede nel settimo episodio. Sul sesto ho solo una cosa da dire: scena stile Titanic solo se siete Leonardo DiCaprio e Kate Winslet, I mean volate basso u.u

Il settimo episodio. L’elefante nella stanza. Wow, che  episodio però. Ci ha dato finalmente qualcosa di serio è accaduto e ci hanno aperto gli occhi – almeno un po’ dai – su questa storyline della beneamata Città della Luce. L’episodio si è basato su quattro situazioni diverse:
  1. I flashback di Becca e della tredicesima stazione;
  2. Titus e Murphy e la loro ricerca della conoscenza;
  3.  Clarke con Lexa (ed Octavia);
  4. Octavia alla ricerca di Indra.

Parliamo seriamente, io ero inca**ata della non presenza dei miei amati Bellamy, Raven e Kane e non accetto un singolo episodio d’ora in poi che non li veda protagonisti. 


I flashback riguardanti Becca sono stati fantastici perché ci hanno permesso di capire cosa stesse succedendo in realtà: 97 anni fa, A.L.I.E. ha distrutto il mondo perché non lo accettava così popolato e una volta compreso che tutto ciò fosse realmente successo Becca si metta all’opera per migliorare la situazione creando ALIE 2.0. Questa nuova ALIE doveva essere in grado di comprendere le emozioni umane, di entrare in empatia con la nostra razza e tutto ciò che rappresentava era nascosto nel chip con l’infinito. Il comandante della tredicesima stazione e l’aiutante di Becca non sono d’accordo con tutto ciò che la scienziata stia facendo e cercano di fermarla, ma giustamente quei due geni internazionali la lasciano da sola in laboratorio dove lei si chiude. A sto punto, lei è in grado di somministrarsi quel sangue nero, di salire sulla navicella (LA NAVICELLA CHE ABBIAMO VISTO DA TITUS) e “cadere” sulla Terra. A questo punto, si toglie la tuta spaziale – sulla quale c’è scritto COMMANDER (o mamma, stiamo collegando i pezzi!!) – e sopravvive alle radiazioni: che sia il chip che noi vediamo si è impiantata dietro il collo? O il sangue nero? E o mamma, lei è la prima NightBlood quindi e Lexa discende da lei e o mamma mia, troppe cose da elaborare! Ho ADORATO questa parte. Abbiamo scoperto così tanto ed era finalmente ora, avevamo bisogno di risposte. Sarà ancora più interessante scoprire come questa versione 2.0 di ALIE si colleghi alla City of Light della prima ALIE. Sono troppo curiosa di scoprire, questa storyline è interessante. Diciamocelo!


E quando dici che fortunatamente non tutti personaggi non sono stupidi, Muffin capisce buona parte solo guardando le immagini disegnate sulla pietra e osservando al meglio la navicella spaziale nella camera blindata di Titus. Murphy capisce che i Grounder provengono dagli SkiKru e questa è una cosa molto importante da ricordare, ma a Titus ovviamente non sta bene e lo malmena perché si, non è stato malmenato abbastanza questo poverino.

Nel frattempo, Octavia viene portata al cospetto di Lexa che ovviamente la libera e prende una decisione “drastica”, ma sempre positiva: l’esercito dei 12 Clan si unirà per coprire tutto il territorio intono alle persone del Cielo e chiunque sorpassi questa linea potrà essere
ucciso. Woow. Octavia ovviamente non è d’accordo con Lexa, non le piace che tutte le persone che conosce siano uccide e c’è questa possibilità e ciò non va bene. Nonostante ciò, si schiera con l’esercito e va a cercare Indra che sembra avere i postumi di una sbronza. Se all’inizio vediamo una Indra riluttante, poi la vediamo lottare e schierarsi con Octavia per la conquista di una vittoria. Mi piace il rapporto tra le due, ed ho realmente apprezzato Octavia nel discorso con Clarke perché quest’ultima ha bisogno di una scossa: lei deve tornare dal suo popolo e deve smetterla di sentirsi in colpa perché la SkiKru ha bisogno di lei e dopo tutto lei ha bisogno di loro.

Così Clarke decide di salutare Lexa per bene per andare a combattere con la propria gente: si salutano in un modo molto carino (carino è il massimo che avrete da me, quelle due
continuano a non piacermi) e esplorano i loro sentimenti. Si lasciano andare e stanno insieme. Ripeto, è stata carina e sicuramente è stata una scena mooolto apprezzata da tutte le Clexa shipper. Onestamente, non posso far altro che essere contenta per le shipper perché qualcuno almeno si merita una gioia (e questo è quello che ho pensato, non sapendo della cosa successiva). Mi ha incuriosito molto la storia del tatuaggio: l’ottava persona del conclave non era disegnata sulla schiena di Lexa e ciò perché questa persona non morì quel giorno? Cosa non ci state dicendo? Troppa curiosità mi uccide poi.
Vediamo quindi Clarke tornare nelle sue camere per andarsene e qui trova Murphy (che chiama “mio amico”, sono troppo contenta!) e Titus che vuole ucciderla. Titus crede lei sia la debolezza di Lexa e che deve esser eliminata e per questo vuole ucciderla con una pistola facendo così credere sia colpa della nazione della ragazza. Non va però secondo i suoi piani e colpisce Lexa. Ciò porta Heda ad affrontare una piccola discesa verso il buio, anche se secondo lei la morte non è la fine. Assistiamo all’addio strappalacrime (okay, per me non era strappalacrime, ma molto triste) tra le due e diciamo ufficialmente ciao a questo personaggio.

Heda is dead.

Okay, lo avevo predetto. Sentivo potesse succedere, Alycia Debnam-Carey è regular nello show spin-off di The Walking Dead e sicuramente il network non le avrebbe permesso di passare troppo tempo sul set di The 100. Come ci viene confermato, infatti, la presenza di Alycia poteva ricoprire solo 7 episodi e sicuramente i due network non si saranno accordati sulla sua possibile partecipazione in una quarta stagione e ciò ha spinto la writing room di The 100 a salutare il personaggio. E si, ragazzi, era l’unica scelta. Non potevano non ucciderla perché semplicemente accantonare un personaggio così importante nella storia facendolo “sparire” sarebbe stato assurdo. Quindi si, la morte era l’unica scelta. Il problema di questa morte, è il modo. La grande commander di questa dannatissima grande potenza che sono i Grounders è morta per uno stupidissimo proiettile? MA SIAMO SERI? Io questo non lo accetto, davvero. Cose fuori dal mondo.


Siamo, però, riusciti a scoprire quella cosa tanto figa sul fatto dell’unione di tutti i Commander: il chip viene tramandato da comandante a comandante e, per quanto Titus e gli altri credano contenga le anime degli altri comandanti, in realtà è un chip tecnologico che mostra in realtà quanto i Grounders siano collegati alla SkyKru. Murphy nel frattempo metteva insieme i pezzi, Titus porta via Lexa e annuncia un nuovo conclave e Murphy e Clarke vengono chiusi in quella stanza. Saranno accusati di omicidio? Scoppierà finalmente la guerra? Chi salirà sul trono di Lexa? Il piccolo e tenero Aden o la figlia della nazione del Ghiaccio Ontari? Come andrà avanti tutto? Sono sinceramente curiosa perché se da un lato hanno risposto ad alcune domande, dall’altro ne hanno create di altre. Sono contenta di questo episodio, ma onestamente mi dispiace tantissimo per le fan di Lexa perché nonostante la sua morte fosse magari necessaria, sicuramente potevano pensare a qualcosa di molto più sensato.
Ad ogni modo, Alycia è un piccolo cupcake e she will be missed.

Ye gonplei ste odon, Heda. May we meet again.
(And we will).



La recensione è terminata, passate dalle nostre affiliate e alla prossima!

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Scritto da Isabel

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