GAME OF THRONES: recensione dell'episodio 6x03, "Oathbreaker"

Oathbreaker” letteralmente in italiano sarebbe "colui che infrange il giuramento", ed è proprio su questo concetto che ruota il terzo episodio della sesta stagione di Game of Thrones.
Ci sono infatti personaggi che infrangono i loro giuramenti e le loro promesse: c'è chi spezza letteralmente il vincolo di fedeltà, come Jon Snow, che sembra abbandonare definitivamente i Guardiani della Notte; e chi infrange le promesse fatte a se stessa, come Arya Stark che nella Casa del Bianco e del Nero spezza i legami con il suo passato, abbandona i propositi di vendetta che aveva giurato a se stessa e abbraccia il credo degli Uomini senza volto.

La puntata, nonostante l'andatura lenta ha il merito di portare avanti alcune storyline che nelle scorse puntate avevano avuto poco spazio, come ad esempio Braavos, rallentando il ritmo serrato dello scorso episodio concedendo agli spettatori di metabolizzare bene gli eventi narrati.
 

Si parte con la Bariera, riprendendo il filo della narrazione della scorsa puntata conclusa bruscamente con il cliffhanger della resurrezione di Jon Snow.
Il Lord Comandante dei Guardiani della notte, che si risveglia sotto lo sguardo stupito e attonito di Ser Davos, ci appare subito come un uomo cambiato, sembra che Jon ha seguito fin troppo alla lettera il consiglio di Maestro Aemon:



  
 
Il nuovo Jon Snow si presenta al pubblico come molto più risoluto e deciso tanto da condannare subito a morte coloro che lo hanno tradito, non mostrando esitazione neanche per Olly, che aveva considerato come un fratello minore. Un atto che il vecchio Jon Snow non credo avrebbe compiuto, o almeno non in maniera così pronta e senza indecisioni ma dopo mille titubanze e tentennamenti.

Jon riceve anche da Melisandre la profezia secondo cui egli sarebbe la reincarnazione dell'eroe leggendario Azor Ahai. Quindi sembra che questa teoria, già da tempo ipotizzata dai fan delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, sia diventata realtà.

Altra trama che conosce un significativo passo in avanti è quella di Arya. Ormai totalmente reintegrata all'interno della Casa del Bianco e del Nero, la giovane Stark si dedica al suo addestramento riuscendo finalmente a progredire non solo per quanto riguarda l'addestramento fisico, ma anche psicologico.
E al termine di questa evoluzione, che la porterà a rinunciare alla sua identità, riuscirà finalmente a riottenere la vista.

Ampio spazio viene lasciato in questa puntata anche ad Approdo Del Re, dove la situazione si fa sempre più tesa, e il fragile equilibrio su cui si era poggiato il governo di casa Lannister si dimostra sempre più instabile e labile.
La trama riprende da dove l'avevamo lasciata lo scorso episodio, con Jaime e Cersei sempre più intenzionati a riprendere il controllo della situazione dopo esserne stati tagliati fuori (in pratica la stessa trama di Gomorra 2):



I gemelli Lannister decidono per prima cosa di prendere il controllo del Concilio ristretto, con l'intenzione di colmare l'enorme vuoto di potere lasciato da Tywin, ma con scarsi risultati. Infatti i due vengono prima zittiti da Olenna Tyrell, tornata in questa puntata dopo una lunga assenza, e poi da loro zio, Kevan Lannister, fautore di una politica più moderata e cauta rispetto a quella di Jaime e Cersei.
Alle tensioni interne alla corte si sommano quelle esterne: la situazione nei sobborghi di Approdo del Re è lungi dall'essere risolta, Tommen nonostante i propositi della scorsa puntata è ancora troppo debole e inesperto per contrastare l'Alto Passero.
La situazione sembra ancora in fase di stasi, la storyline fa ancora fatica a ingranare, e il senso generale che ne deriva è quello di una trama pesante che annoia.


Anche a Vaes Dothrak le cose vanno a rilento: Daenerys viene finalmente portata al cospetto del dosh khaleen, dove vanno tutte le altre vedove dei Khal, in pratica la versione dothraki del Club dell'uncinetto.
Qui, l'ultima discendente dei Targaryen tenta nuovamente di opporsi alla situazione, ma dopo aver per l'ennesima volta recitato tutti i suoi titoli, viene (finalmente) zittita da una delle vedove, che le rivela anche che la situazione per lei potrebbe anche peggiorare, infatti ben presto verrà sottoposta ad un processo per stabilire il suo destino.
Nel frattempo a Meereen Varys indaga per scoprire chi si celi dietro gli attacchi dei Figli dell'Arpia, scoprendo insospettabilmente che dietro gli attacchi di questi ribelli ci sono proprio gli schiavisti osteggiati da Daenerys, e chi l'avrebbe mai detto.
In questa puntata rincontriamo, anche Sam e Gilly, ai quali vengono dedicati una manciata di minuti mentre si trovano in viaggio verso Vecchia Città.


A Grande Inverno, invece, l'erede del fu Jon Umber porta in dono al nuovissimo Lord Bolton niente di meno che Rickon, il più giovane dei fratelli Stark che era stato dimenticato da tutti (compresi gli sceneggiatori), la testa del suo metalupo Cagnaccio e Ninfadora Tonks Osha.
Colpo di scena questo veramente inaspettato, ma che compensa il fatto che nelle ultime due puntate agli Stark ancora non era successa nessuna disgrazia.
Il destino del più giovane degli Stark sembrerebbe appeso ad un filo, ma sul web è già comparsa una teoria secondo cui gli Umber potrebbero prendere il posto che nel libro hanno i Manderly. Quindi la consegna di Rickon a Ramsay potrebbe non essere altro che una trappola per vendicare le Nozze rosse, eliminare la famiglia Bolton e ristabilire gli Stark a Grande inverno.
I fautori di questa tesi portano come prove a sostegno: la solida fedeltà degli Umber agli Stark (tanto che lo stesso Umber rifiuta di inchinarsi di fronte a Ramsay) e inoltre anche il fatto che la testa che viene spacciata per quella del metalupo di Rickon, Cagnaccio, sembra troppo piccola rispetto a quella di Spettro.


 
Nel frattempo, Bran è impegnato in una nuova visione del passato.
Questa volta siamo verso la conclusione della ribellione dei Baratheon al trono di spade, Aerys e Raeghar sono già morti, e un giovane Ned Stark con un seguito di cavalieri fedeli (tra cui anche il padre di Meera, Howland Reed) affronta due membri della guardia reale, il leggendario Ser Arthur Dayne e un altro non identificato che muore subito come un pirla.

Anche qui, come nella scorsa puntata, è proprio nella scena più attesa da parte del pubblico che lo show fallisce. La scena della Torre della Gioia, tanto aspettata, per quanto mi riguarda mi ha deluso totalmente.
Una scena raffazzonata e resa in maniera superficiale: il duello tra Eddard e Ser Arthur è stato fin troppo sbrigativo per nulla epico, inoltre ho poco apprezzato la scelta di far morire il leggendario guerriero della guardia reale con una pugnalata alle spalle da Howland Reed e ancora meno la scena di Eddard che inferisce su un nemico ormai sconfitto, per nulla in linea con l'immagine data nelle scorse stagioni di un uomo che fa dell'onore il proprio punto di forza.

La scena non fa progredire per niente la trama, vediamo solo lo scontro, perché il Corvo con tre occhi con il solito ritornello fa arrestare bruscamente la visione e ci riporta nella grotta (maledetto). 

Ned Stark che da giovane era identico a Neil Patrick Harris
La puntata appare inferiore rispetto alla puntata precedente, sarà che rallenta il ritmo vertiginoso che aveva caratterizzato "Home", ma nonostante affronti numerosissime trame riesce comunque a dare una chiara visione d'insieme che permette allo spettatore di capire meglio le complesse dinamiche che si svolgeranno nelle prossime puntate.
È una puntata che ci offre un utile riepilogo di trame abbandonate da tempo (come quella di Sam o Rickon) e getta le basi per le puntate che verranno.


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Scritto da Francesca Lelli

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