OUTLANDER - Andrew Gower parla di Prince Charles






Andrew Gower, l'attore britannico interprete di Prince Charles in Outlander, ci parla del suo personaggio a pochi giorni dal finale di stagione...e rivela qualche particolare!
Attenzione: Spoiler!






Mancano pochi giorni al finale di stagione e, quindi, alla battaglia di Culloden.
Se andrà come la storia ci insegna, allora immaginiamo che uno dei personaggi che non vedremo più nelle prossime stagioni è proprio Prince Charles.

Ne abbiamo approfittato per fare qualche domanda all'attore che lo interpreta: Andrew Gower.

Conoscevi Outlander prima di ottenere la parte?

"Ho avuto la fortuna di lavorare con Stephen Walters (Angus in Outlander) in Marocco, lo scorso anno. Mi ha parlato di questa serie incredibile, seguitissima e con una storia interessante. Siamo rimasti in contatto, siamo entrambi di Liverpool. Quando sono tornato a casa, ho ricevuto la proposta di interpretare Bonnie Prince Charles via mail e il resto è storia. Stephen ed io abbiamo avuto la fortuna di condividere un piccolo momento insieme nell'episodio 10 di questa stagione. E' molto interessante come in una piccola industria possano esserci tante coincidenze".


Come è cambiata la tua vita da quando sei entrato in questo show che ha dei fans accaniti? La gente ti riconosce vestito normalmente?

"Stephen mi aveva parlato dei fans devoti e ho avuto la fortuna di vivere tutto questo in prima persona. E' fantastico! Non mi riconoscono per strada. Mi preoccuperei se lo facessero, dal momento che nello show ho sempre la parrucca e abiti diversi, oltre all'espressione del viso. Il giorno in cui mi riconosceranno come Prince Charles, mi preoccuperò. Virtualmente, però, su Twitter è cambiato tutto. Ho molti più followers, ora e molte più interazioni buone e positive. Sono contento di poter camminare per strada, ogni giorno, con pantaloni da jogging e il berretto di lana. Nessuno sa chi sono. E' bello!".

Interpreti una figura storica, Bonnie Prince Charles Stuart. Hai fatto molte ricerche sul suo conto?

"Tantissime. La biografia scritta da Frank McLynn è diventata la mia Bibbia, fino a quando non l'ho persa su un volo tra Edimburgo e Londra. E' stato importante leggere le sue lettere e saperne di più sul suo rapporto con il padre e del tempo trascorso in Italia e a Parigi. Quando si interpreta un personaggio realmente esistito e non c'è un buon materiale su cui basarsi (biografia, archivi o esperti che siano), sarebbe stupido non approfondire. Tuttavia, c'è un momento, in questo processo, in cui sei da solo, niente libri, e devi concentrarti sul copione e creare la tua versione".

Qual è stata la cosa più interessante e sorprendente che hai scoperto?

"Onestamente, prima di avere il lavoro, a parte il nome e le nozioni di base, non avevo un'idea reale di come adattare il tutto alla storia. Non sapevo nulla dei giacobiti e di quelle battaglie. Essendo cresciuto a Liverpool, ho studiato la parte britannica della storia e approfondito brevemente quella scozzese. Quindi, per me è stato tutto una grande rivelazione. Il fatto che Charles fosse nato in Italia è stata una bella scoperta. Ha preso parte alla guerra come un ragazzo di 15 anni ed era solito ballare davanti a gruppi di soldati per intrattenerli".

Come descriveresti Prince Charles? Sembra che avesse problemi con il padre e intendesse compiacerlo vincendo questa ribellione.

"E' assolutamente un figlio di papà. Ad un certo punto, però, ha una crisi di identità: non sa a chi e a quale luogo appartenga. Aspira a sedere sul trono britannico e crede che il modo migliore per farlo sia questa guerra. Tuttavia, lotta con se stesso. Si allinea sempre a persone e credenze diverse per trovare un modo per arrivare al potere. Inoltre, è molto devoto e crede che Dio lo voglia Re".

Sembra essere anche molto gentile e ambizioso, cerca di pensare a lungo termine e ha delle precise teorie su come debbano essere trattati i britannici.

"E' stato cacciato dalla società britannica e ha vissuto in Europa, perciò non comprende il divario. C'è ingenuità in lui, perchè è stato isolato in Italia per tutta la sua infanzia. Quando arriva nelle Highlands, c'è in lui una sorta di innocenza infantile su come funziona davvero la politica britannica e non capisce quanta rabbia ci sia negli scozzesi verso gli inglesi".

Negli ultimi episodi, sembra che Charles abbia davvero il desiderio di entrare nella lotta e di stare accanto ai suoi uomini. Anche se, poi, quando lo fa veramente si perde e manda all'aria l'attacco a sorpresa.

"Di certo, voleva fare bene la sua parte, ma non sempre riesce. Penso che abbia avuto il desiderio di farlo, ma è ben lontano dall'essere un guerriero. Ho apprezzato il fatto che i dettagli riguardanti la ribellione e le battaglie siano stati storicamente accurati (ad esempio, il percorso segreto, le condizioni, l'introduzione dei generali). Lo show è stato costruito all'interno della storia e, ovviamente, si è preso anche delle libertà artistiche, per il suo bene. Anche io ho preso qualche licenza con Charles e spero che il pubblico apprezzi il modo in cui abbiamo cercato di collegare l'inizio e la fine della stagione".

Quel tuo intercalare Mark me, è basato sulle tue ricerche o proviene dalla biografia o è frutto della mente degli autori?

"Nella mia Bibbia su Charles non c'è alcuna menzione di quella frase, ma è diventato parte integrante del personaggio. Era nella prima stesura del copione e nella prima lettura per l'apparizione di Charles in Outlander. Nasce da un discorso tenuto nel bordello e, da qual momento, l'ho mantenuto perchè è il suo modo per chiedere attenzione. E' come se dicesse Questo è il mio momento, fate attenzione! E' anche una frase molto militare e lui è interessato a questo aspetto, come a dire Mark il mio fucile! o Mark la mia spada! Non avendo una sua personalità, ho voluto adattargli una frase che usa abitualmente e che esprima ciò che è. Nelle scene in cui non l'ho usato, Charles era più crudo ed emotivamente a pezzi, Ho apprezzato la collaborazione con i registi e gli autori sul decidere quando tenere la frase e quando no. E' stata una bella cosa da aggiungere al personaggio".

Hai mai contato quante volte l'hai detta?

"No, ma ho sentito che è diventato un gioco nel bere. La cosa mi preoccupa: se la gente beve per ogni Mark me, povere le loro teste alla domenica mattina!".

Hai una scena preferita per questa seconda stagione?

"Sicuramente la scena in camera da letto, quando mi arrampico ed entro dalla finestra, appena morso da una scimmia. Era una adattamento diretto da una scena del libro di Diana Gabaldon. E' stato divertente da girare. Poi, mi è piaciuto molto un intero episodio, il decimo, quando indosso il tartan scozzese e porto i miei uomini a guardare da lontano gli inglesi. Lavorare con Dougal (Graham McTavish) e gli altri scozzesi è stato fantastico".

Per cosa ti ci è voluto più tempo ad abituarti? La parrucca, il kilt, i colli alti o i volant?

"La parrucca. Sicuramente la parrucca. Anche se non ho le ginocchia per il kilt. Se ci sarò ancora, dovrò lavorare sulle gambe. Quelle di Sam Heughan sono un'altra cosa e mi vergogno delle mie".

Puoi anticiparci qualcosa sul finale di stagione?

"Vi darò brevi e misteriosi indizi: ira, una battaglia non finita e più Dio. Sarà un episodio fantastico! Da non perdere!".

                                                                                                                   Lidia

                                                                                                                                                           yahoo.com

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Scritto da Lidia Lyn

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