SPIDER-MAN: HOMECOMING - Gli occhi di Michael Keaton

Spider-Man ce l'ha fatta.
Dopo anni di attesa e di inseguimenti, dopo cinque film (di cui solo due belli e uno salvabile), Peter Parker/Spider-Man ha avuto il suo ingresso ufficiale nel roster degli eroi del Marvel Cinematic Universe.
E che ingresso!
Parafrasando una delle frasi più iconiche dell'eroe cartaceo: "Face it, Marvel... You just hit the jackpot!".

Diciamolo subito, a scanso di equivoci: Spider-Man: Homecoming è un gran bel film, c'è poco da potergli rimproverare.
La sceneggiatura è abbastanza solida, giocando con gli schemi del film di supereroi quanto con quelli specifici di Spider-Man, tentando però in varie occasioni di discostarsi dal "già visto", addirittura evitando molte scelte che sarebbero state ovvie per questo film. E tuttavia, nonostante la voglia di innovare, il film rischia di cadere nel tranello di alcuni colpi di scena che possono risultare telefonati (o all'opposto tirati per le orecchie, fate voi), così come nella trappola di un cattivo che sulla carta sarebbe stato solo "uno dei tanti" (su questo torneremo più avanti).
A salvare l'impianto della storia, oltre al ritorno alle origini fra il post-battaglia di New York del primo Avengers e la Civil War, ci pensano dei gran bei personaggi di contorno. C'è l'eterno amico di Peter Parker, Ned (interpretato da Jacob Batalon), il nerd impacciato per antonomasia. C'è "Flash", il bullo della scuola, sensibilmente diverso dalla controparte cartacea e da quelle dei precedenti film (gli dà il volto il Tony Revolori di Grand Budapest Hotel). C'è zia May (Marisa Tomei), amorevole e ora al passo coi tempi e non più una zia che più che altro pareva la bisnonna di Spider-Man. C'è Liz, la cotta, l'amore di Peter, la ragazza irraggiungibile. Di questi non pare essercene uno fuori posto, con personaggi costruiti addosso agli attori (o attori costruiti addosso ai personaggi?). Se poi aggiungiamo all'elenco il resto della lunghissima lista di personaggi secondari o semplici comparsi, anch'essi caratterizzati abbastanza bene se non benissimo, avremo un film organico e che rappresenta fedelmente la vita frenetica di un adolescente di oggi.
Nota: è stata criticata la scelta del cambio di etnia di praticamente l'80% dei personaggi dai fumetti ai film; personalmente, non inficiando la qualità della pellicola ma soltanto riprononendo una multietnicità assodata e vissuta con naturalezza, ho apprezzato il cambiamento.

E poi c'è il pezzo da novanta dei personaggi secondari: Tony Stark, Iron Man, Robert Downey Jr.! Venduto come coprotagonista del film attraverso i trailer e i poster, nella realtà dei fatti è un mentore che però, più che con la sua presenza fisica, incute soggezione con la sua aura di divinità dei supereroi (vale per Peter quanto per gli spettatori), cosicché il giovane Spider-Man abbia il suo spazio, i suoi tempi, la sua gloria.

Una gloria che Tom Holland/Peter Parker/Spider-Man si prende tutta, e lo fa con gran merito. E' un giovane talentuoso e si vede: è un supereroe alle prime armi, è impacciato, è impulsivo, è incosciente; ma è anche un giovane alla scoperta del mondo, è incosciente, è impulsivo, è impacciato. Tutto questo traspare dalla performance di Holland, dai momenti più distesi, a cena con zia May, all'azione concitata ed esplosiva, fino a una delle migliori scene mai viste riguardanti Spider-Man; una scena, anzi la scena, dove negli occhi dell'eroe traspare la sua umanità e la fragilità di un ragazzo alle prese con la paura.
Nota: peccato giusto per un paio, giusto un paio, di espressioni, che per un frammento di secondo mi hanno riportato alla mente il Toby Maguire/Spider-Man nero di Spider-Man 3.



Non potevamo concludere la rassegna dei personaggi se non con lui, Michael Keaton/Adrian Toomes/Avvoltoio.

O dovremmo dire con loro, con gli occhi di Keaton.
Abbiamo già accennato ai problemi che affliggono il supercriminale della storia, oscillando fra motivazioni in parte labili e mancate spiegazioni, ma sappiate che, vedendo il film, tutto questo finisce per non importare.
Tutto ciò che importa sono Michael Keaton e i suoi occhi. Che siano quelli del suo costume hi-tech o quelli della controparte umana, attraverso la sua interpretazione Keaton ha dato una profondità, un'umanità e pure una follia palpabili ad Adrian Toomes/Avvoltoio, tanto da fargli sfiorare la vetta di Alfred Molina/Otto Octavius/Dottor Octopus (Sam Raimi, Spider-Man 2). Possiamo dunque dire che, dove zoppica la sceneggiatura, per quanto riguarda l'Avvoltoio Keaton ci ha messo una pezza, e che pezza!
E certamente il regista, Jon Watts, sapeva come sfruttare le sue capacità attoriali, e così ci ritroviamo con l'inquadratura che spesse volte punta verso primissimi piani di Keaton, esaltandone le rughe e la pazzia.
Sicuramente poi la regia del film non si limita a Keaton e ai suoi occhi, ma per tutto l'arco della pellicola ha un'impronta riconoscibile e dinamica, che ben si adatta a Spider-Man, Iron Man e Avvoltoio, per quanto talvolta finisca per tornare nei binari del blockbuster medio.
Allo stesso modo la musica è quella del blockbuster medio: la giusta epicità, il giusto martellare, il giusto ritmo, nulla di più, nulla di meno. Non fosse che, quando meno te lo aspetti, ti colpisce e ti fa venir voglia di volteggiare appeso a una ragnatela.



Dunque siamo alle conclusioni.

E' un bel film di supereroi? Assolutamente sì.
E' un bel film? Sì.
E' il miglior film di Spider-Man possibile? Per molti potrebbe esserlo, ma la concorrenza di Spider-Man 2 è sempre forte.
Lo consiglieresti? A occhi chiusi.
Lo vuoi rivedere? A occhi ben aperti.

E infine alcune note (tranquilli, senza spoiler).
- In alcuni momenti questo Spider-Man ricorda una versione meno esplicita di Deadpool (ed è un complimento).
- Nel film, oltre all'Avvoltoio, compaio diversi altri cattivi dei fumetti (fra villain già affermati o "in divenire", stanno stretti sulle dita di una mano), ma nonostante questo sono riusciti a fare un film ben lontano da quel pasticcio di Spider-Man 3.
- Il film, oltre ai supercriminali, ha pure una lista lunghissima di personaggi secondari ma noti ai "fumettofili", oltre a easter egg e al solito, divertente cameo di Stan "The Man".

Perciò, giunti alla fine, buona visione e buona caccia a tutti gli easter egg, personaggi, whatever.


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Articolo di Simone Barbieri

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