CINEMA - Recensione di AVENGERS: INFINITY WAR


Chi segue le mie recensioni sa benissimo (e se non sa glielo ricordo) quanto io abbia trovato mediocre Black Panther e, soprattutto, quanto io abbia detestato Thor: Ragnarok per l'aver trasformato Thor in una macchietta degna dei peggiori “Natale a”.
Con queste premesse, mi sono avvicinato alquanto dubbioso ad Avengers: Infinity War. Mi sono dovuto ricredere, essendomi trovato di fronte a uno dei migliori prodotti (se non il migliore) targati Marvel Studios.
[Come sempre, occhio agli SPOILER!]

Mi sono dovuto ricredere sotto praticamente ogni punto di vista.
Intanto, riguardo la trama e la sceneggiatura costruite dal duo formato da Christopher Markus e Stephen McFeely (già collaboratori in molti film, compresi diversi dei Marvel Studios), possiamo spendere alcune parole più che positive. La base è alquanto classica, col supervillain Thanos che viaggia attraverso lo spazio col suo Ordine Nero di scagnozzi per recuperare le Gemme dell'Infinito di cui non è ancora riuscito a entrare in possesso, e sulla cui strada trovano a contrastarli Avengers e Guardiani della Galassia; ma, su questa base, la coppia di sceneggiatori si diverte a far perdere gli spettatori in un labirinto di citazioni fumettistiche, combattimenti e battaglie epocali, fino a momenti in cui l'emozione e il colpo di scena la fanno da padroni. Tutto questo fin dal primo minuto, che inizia direttamente dalla conclusione di Thor: Ragnarok, in cui vediamo Thanos e il suo Ordine Nero prendere possesso dell'astronave in cui sono rifugiati gli Asgardiani, ridotti a carne da macello sotto i colpi del malvagio alieno. È da qui che vediamo immediatamente come il tono si discosti dall'ultimo film della trilogia di Thor, fra sangue e lacrime che scorrono copiose sui visi dei protagonisti (e anche di qualche spettatore), fra torture e sofferenza diffusa.
La sofferenza, il sangue e il dolore saranno una costante del film che non risparmierà alcun membro degli Avengers, e nemmeno dei Guardiani della Galassia: dall'astronave degli Asgardiani a New York, in cui l'Ordine Nero arriva per recuperare la Gemma dell'Infinito tenuta nascosta da Dottor Strange, fino alla Scozia in cui vivono Scarlet Witch e Visione (nella cui fronte risiede un'altra Gemma dell'Infinito), per tornare nello spazio in cui Thanos dovrà recuperare le restanti gemme, per poi tornare al Wakanda di
Black Panther.
E certamente le battute non mancano, in Infinity War, assolutamente no, ma qui il dosaggio è ben diverso e, ancora di più, sono corretti i tempi e i momenti in cui viene dato sfogo all'ironia: c'è l'idiozia dei Guardiani della Galassia, il sarcasmo di Tony Stark e di Dottor Strange, la spavalderia di Thor, tuttavia, per le decine di personaggi che compaiono nella pellicola, quando c'è da esser seri, quando c'è da diventare eroi o da onorare un lutto, le battute lasciano lo spazio alla fragilità, a momenti toccanti che finiscono per non risparmiare neppure il temibile Thanos.
Sì, in
Infinity War tutti soffrono, tutti perdono, e a vincere è solo un cinema d'intrattenimento che punta alla perfezione dei cinecomics, che ha la sua vetta nelle battaglie che formano questo mosaico epico, in cui le decine di personaggi che abbiamo conosciuto in questo decennio fanno quasi tutte capolino a schermo (SPOILER fra gli spoiler: addirittura, a un certo punto, arriva una vecchia conoscenza che non vedevamo dal primo Captain America): Iron Man sfreccia nella sua nuova armatura, Captain America (messo al bando dopo Civil War) è sempre il leader che amiamo, Thor impugna il suo martello (SPOILER: ma non era stato distrutto in Ragnarok?), Pantera Nera è il sovrano come non è stato nel suo film, e con loro ci sono Vedova Nera, Falcon, War Machine, Bucky, Spider-Man, i Guardiani della Galassia al completo, Dottor Strange, Visione, Scarlet Witch e il resto della produzione Marvel.
Unica pecca: Hulk non pervenuto. All'interno di tutto il film lo si vede all'incirca per trenta secondi, sostituito da Bruce Banner; e la pecca non è la scelta di lasciare spazio alla controparte umana del gigante verde, quanto il fatto che il motivo di questo sia solo intuibile dagli spettatori, senza una vera e propria (neppure minima) spiegazione a schermo. Allo stesso modo, all'interno di un cast in cui ogni attore, ogni singolo attore, da Robert Downey Jr. a Chris Evans, da Josh Brolin a Chris Pratt, da Chris Hemswort a Benedict Cumberbatch e a Tom Holland, è perfetto per il proprio ruolo, l'interprete di Hulk (Mark Ruffalo) dà una prova sottotono, eccessivamente virata all'esagerazione, eccezion fatta per un emozionante sguardo fra di lui e la sua antica fiamma Vedova Nera.
Comunque, tralasciando questo minimo difetto, tornando all'epica del film, cosa possiamo dire se non che, oltre alla sceneggiatura senza buchi di Markus e McFeely, la regia dei fratelli Anthony e Joe Russo è a dir poco perfetta per questo film? I fratelli Russo, che già avevano dato prova della loro bravura nel gestire cast stellari e scene d'azione ad alto tasso di epica ed effetti speciali (fra
Captain America: Winter Soldier e Captain America: Civil War), qua si superano, riuscendo a gestire con la stessa bravura un cast cinque o sei volte più grande, battaglie allo stesso modo ingigantite, e riuscendo comunque a farle risultare pulite, godibili, senza che venga sacrificato nessuno dei personaggi, e anzi valorizzandone le varie caratteristiche: dalle movenze acrobatiche di Spider-Man alla forza di Thor, dalla geometrica magia di Dottor Strange alla velocità di Iron Man, dalle armi di Rocket Raccoon e Bucky fino ai pugni e ai calci di Captain America e Drax, senza contare i vari sgherri di Thanos e appunto Thanos, sia che usi i cazzotti, sia che utilizzi i poteri del Guanto dell'Infinito e delle sue gemme, in grado di modificare la realtà, il tempo e lo spazio.

A supporto della regia dei Russo, altrettanto di alto livello troviamo la fotografia di Trent Opaloch (anche lui già visto nei film diretti proprio dai Russo), in grado di valorizzare con specifiche colorimetrie le moltissime location (New York, la nave dei Guardiani della Galassia, il misterioso pianeta di Vormir, il Wakanda, Titano, terra natale di Thanos, e tutte le altre).
Ovviamente, accanto alla fotografia, stupendi sono gli effetti speciali che accompagnano la narrazione in ogni secondo, perfetti sia che mostrino i poteri del guanto o dell'esercito di Thanos, l'armatura di Iron Man, le innumerevoli astronavi, i fulmini di Thor, o il pelo di Rocket, i dettagli di Groot (qui in versione adolescenziale), i membri dell'Ordine Nero, le magie di Scarlet Witch e Dottor Strange. Ogni tanto si può notare qualche calo di dettagli o la computer grafica che mostra il fianco per via di alcuni effetti di luce sbagliati o qualche errore simile, ma comunque nulla che infici la sospensione dell'incredulità.
Infine dobbiamo necessariamente citare anche Alan Silvestri e la sua colonna sonora, che fa tornare in campo la magia del
music theme degli Avengers.
Dunque, come consiglio finale, se non lo avete ancora visto, non posso che consigliarvi di vedere il prima possibile questo Avengers: Infinity War. Se siete fan dei film Marvel Studios, di qualunque loro film, adorerete questa loro ultima creazione; se non li avete amati tutti, e pensate come il sottoscritto che diverse pellicole potevano essere realizzate un po' (o molto) meglio, dategli comunque una chance, non ve ne pentirete.
NOTE FINALI: se vi siete persi alcune pellicole Marvel Studios (anche se fossero le ultime uscite), non preoccupatevi; infatti i creatori del film hanno inserito qua e là diversi indizi per permettervi di capire comunque la storia del film.
C'è un'unica scena al termine di tutti i titoli di coda, anticipazione di uno dei prossimi film.








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Articolo di Simone Barbieri

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