CAPTAIN AMERICA: CIVIL WAR - La guerra ideologica del supereroismo moderno



Il film di cui tutti parlano, che ha persino convinto la concorrenza a cambiare piani in corsa facendo un macello da cui è uscito un decente film, è arrivato in Italia due giorni fa.
Captain America: Civil War, liberamente ispirato al fumetto originale di Mark Millar e Steve McNiven, pubblicato per la Marvel Comics tra 2005 e 2006, è un film freddo e cupo, una vera bomba d'azione, diverso dai soliti standard dei film Marvel, pur non riuscendo a staccarsi del tutto dallo stile che ha reso la Casa delle Idee al cinema famosa nel mondo.


Ciononostante, quello che ne esce fuori non è il miglior prodotto dell'azienda newyorchese.


Negli anni ci siamo abituati a vedere gli Avengers agire indisturbati nei loro tentativi di salvare il mondo. Ma quante vittime, quanti danni hanno causato nel tentativo di portare la pace?
E' da questa domanda che prende il via Civil War: Tony Stark vuole evitare le perdite, trasformando gli Avengers in una forza governativa. Capitan America, da paladino della libertà e dei diritti del singolo, non è d'accordo. Una serie di incidenti, diplomatici e non, e il ritorno del Soldato d'Inverno scateneranno una vera e propria guerra civile dei supereroi.


La Marvel, con Civil War, entra ufficialmente nella fase tre, che ci porterà lentamente ad Infinity War (che pare dovrà cambiare nome) e a grandi cambiamenti nel mondo cinematografico dei supereroi della Casa delle Idee. Ma i veri cambiamenti si sono già visti con questo film, più cupo e freddo del solito. Steve Rogers, interpretato come al solito da un buon Chris Evans, finalmente comincia ad avere una personalità importante, che gli permette di imporsi su un cast di personaggi ed attori più carismatici. In molti credevano che Robert Downey Jr., con il suo Tony Stark/Iron Man, avrebbe ancora una volta rubato la scena, ma pur non sfigurando, stavolta poco può contro un Capitan America trasformato nel concetto ideologico ben rappresentato dalla nomea di Sentinella della Libertà. Il terzetto di protagonisti è completato da un Sebastian Stan, il Soldato d'Inverno, capace di interpretare due personaggi diversi: il gentile Bucky, storico amico ed alleato di Cap, ed il malvagio sicario al soldo dei russi. Inoltre, molto buono il suo doppiaggio da parte del sempre preparato Emiliano Coltorti.
Un po' sottotono Scarlett Johansson: la sua Vedova Nera non riesce a pungere, pur riuscendo a convincere nel suo ruolo di persona divisa tra le fazioni. Stesso dicasi della Visione (ridotto, per certi versi, ad un personaggio involontariamente comico) e Scarlet (che nonostante la buona prestazione di Elizabeth Olsen, pecca di personalità).
Spettacolare Pantera Nera, interpretato dall'ottimo Chadwick Boseman: il Re dei Morti ha forse avuto il miglior debutto che si potesse sperare, regalandoci un personaggio orgoglioso, oscuro e terribilmente affascinante. Anche Daniel Bruhl (che conoscerete per il ruolo di Frederick Zoller in Bastardi senza Gloria) nel ruolo del malvagio Helmut Zemo, non sfigura, pur venendo indebolito da una sceneggiatura che finisce col renderlo scontato e banale.
Paul Rudd, infine, sempre ottimo nell'interpretare Ant-Man, personaggio di cui si è parlato troppo poco per questo film, ma che finisce con l'essere quello che regala il maggior numero di sorprese e risate.



Come al solito, infatti, quando si parla di supereroi, non si può fare a meno di puntare il dito, tra i difetti, alla sceneggiatura. Non mi è possibile parlare di ciò senza fare spoiler (una analisi con spoiler verrà poi pubblicata a tempo debito), ma mi limito a dire che le minacce della trama finiscono con l'apparire senza senso man mano che il film prosegue, e  che troppe cose sono lasciate al caso, finendo col sembrare mere coincidenze, più che parti di un piano ben preciso e congeniato.
Ciononostante, le scene d'azione sono spettacolari e magistralmente dirette: i fratelli Russo, per quello che riguarda la regia, sono davvero fantastici, e rappresentano un sicuro miglioramento rispetto a Joss Whedon, che pur eccellendo nella gestione dei personaggi, peccava (e non poco) nelle scene ricche di movimento. I creatori di Arrested Development, aiutati da un montaggio rapido, che lascia senza respiro, riescono a regalare scene di combattimento che non annoiano, e anzi, fanno sperare che le battaglie non terminino mai. Un peccato, invece, che annoino nelle (numerose) scene di dialogo del film.


Prendo un piccolo paragrafo a parte per parlare di quella che, per il sottoscritto, è stata la più grossa delusione per questo film: l'Uomo Ragno. Era risaputo che il tessitele avrebbe fatto il suo debutto nel Marvel Cinematic Universe in questo film, ma a mio avviso, il tutto è stato gestito con eccessiva fretta, finendo col danneggiarlo. Tom Holland, semplicemente, non è credibile come Peter Parker, né come Uomo Ragno, il suo costume sembra basato su un giocattolo e il modo in cui è scritto è semplicemente ridicolo. Per altro, pur stimando molto Marisa Tomei, non credo sia stata una grande idea proporre un'attrice dall'aspetto così giovanile per interpretare Zia May, che finisce con lo scatenare l'involontaria ilarità di molti spettatori della pellicola.
Sicuramente tale personaggio è un passo avanti rispetto al terribile Peter Parker di Andrew Garfield della saga di The Amazing Spider-Man (non che ci volesse molto), ma rimango dell'idea che il solo Sam Raimi abbia finora compreso appieno la natura dell'Uomo Ragno.

I difetti di questo film sono evidenti, eppure riesce a non annoiare quasi mai, e a regalare delle scene d'azione che andrebbero studiate nelle scuole di cinema. In definitiva, il tanto atteso Civil War non è il miglior film finora prodotto dalla Marvel (che rimane, nell'opinione di chi vi scrive, Il Soldato d'Inverno), ma è un prodotto migliore di Age of Ultron, e vi intratterrà notevolmente per i 147 minuti da cui è composto.

Giudizio: 7.5/10

PS: vi consiglio di saltare le due scene post-crediti, assolutamente inutili.



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Articolo di Klaus Heller

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