WONDER WOMAN - Gal Gadot: la straordinaria eroina amazzone. La recensione senza spoiler.


Si può apprezzare un film su un’eroina amazzone senza conoscere niente della sua storia e dei suoi poteri, senza aver mai letto/visto nulla, eccetto qualche sporadica rappresentazione, più o meno parodistica, nel famoso (e pacchianamente patriottico) costume succinto degli anni 70? La risposta è sì, se riuscite a non farvi spoilerare dalla signora italo-spagnola-sudamericana nella fila dietro di voi che, con il suo accento biascicato, vi mette al corrente di tutto quello che sta per accadere.





Per fortuna, la mia notevole capacità nel trascendere dalla realtà che mi circonda per immergermi completamente nel film che sto guardando mi ha permesso di escludere la voce della suddetta signora, benché a portata di orecchio, e di godermi un film emozionante e adrenalinico, con la giusta dose di romance e umorismo (anche se con qualche piccolo neo narrativo).

Memore di quanto detto poc’anzi cercherò di evitare di dirvi troppo ma è bene che vi avverta che potreste incappare in qualche involontario SPOILER.

La meravigliosa Gal Gadot, miss Israele con un passato da soldatessa, interpreta una Wonder Woman piena di grazia e potenza, di bellezza e forza, non solo fisica ma anche, e soprattutto, morale. Cresciuta su un’isola interamente popolata da donne guerriere, fin da bambina dimostra di possedere uno spirito indomito che la porterà a contrastare sua madre Ippolita, regina delle Amazzoni, pur di essere addestrata a diventare come loro. Lo stesso spirito con cui, dopo aver saputo degli orrori della Grande Guerra, parte alla volta dell’Europa per combattere e sconfiggere l’essere che lei ritiene la causa primigenia della guerra e del male negli uomini.


Diana non si piega di fronte alle idiozie maschiliste dell’epoca vittoriana che vogliono le donne condannate a ruoli di basso profilo e senza capacità decisionali. Ma se finisce con l’accettare la necessità di indossare un abito scomodo e castigato che la faccia passare inosservata per le vie di Londra, lo stesso non può fare con le insulse teorie guerrafondaie del panciuto e compiaciuto generale di turno, inorridito dalla sola presenza di una donna nella stanza in cui si discute del destino dell’Europa.

Così come non si piega davanti alla cieca e aberrante logica secondo cui, per un bene supremo, si deve accettare, anzi si deve essere disposti al sacrificio di uomini e donne, pedine su una scacchiera. A mio parere, uno dei momenti più emozionanti e avvincenti è proprio quello in cui lei si spoglia dell’inutile vestito ingombrante e, bella e forte come una dea, attraversa la terra di nessuno, immune al fuoco nemico, trascinatrice dei suoi compagni d’avventura. Una sequenza visivamente potente, che coinvolge lo spettatore in maniera empatica e lo trasporta in uno scontro, in cui vengono sottolineati la fierezza e lo slancio dell’eroina.


La protagonista acquista maggior risalto grazie anche all’accostamento alla compagine interamente maschile e piuttosto eterogenea: uno scozzese ubriacone, un taciturno pellerossa, un turco dalla personalità multiforme e, naturalmente, l’affascinante spia americana. È proprio quest’ultimo, l’ufficiale Steve Trevor, a fare da spalla a Diana, capovolgendo lo stereotipo che vuole il maschio nel ruolo dell’eroe.


Con questo non intendo dire che si tratti di una macchietta puramente caricaturale ma solo la rappresentazione di una normalità che non riesce a reggere il confronto con la superiorità fisica e ideale della protagonista. Tuttavia, troverà nel finale un riscatto che sarà la molla decisiva perché Wonder Woman ritrovi la fiducia nella possibilità del bene.


All’inizio l’eroina è convinta che gli uomini siano intrinsecamente buoni, che il male sia qualcosa che proviene dall’esterno e che li spinge a commettere gli atti più orribili in una lotta fratricida. Ciò che ha visto e vissuto al di fuori della gabbia dorata di un’isola pacifica ha modificato questa visione ottimistica, per non dire naive, dell’umanità. Ciononostante permane in lei la convinzione che, sebbene nell’animo umano persista un fondo oscuro e indecifrabile, il suo compito è quello di proteggere e salvare ciò che di buono c’è tra gli uomini.

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Articolo di Heather Purple

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